La rubrica “Italiani all’Estero” sbarca in Irlanda. Ecco la testimonianza di una giovane ricercatrice che vive a Galway, convinta emigrata in un Paese che lei definisce “come nessun altro al mondo, dove la meritocrazia esiste”.

GIADA LAGANA’. Ho 28 anni e sono di Vernante, Provincia di Cuneo. Ho tre lauree in lettere moderne (Università di Pavia), Storia Contemporanea (Ottenuta presso l’Università francese di La Rochelle) e un Master in Relazioni Internazionali. Mi trovo stabilmente in Irlanda da 3 anni, ma ho passato diversi periodi in questo Paese, più o meno lunghi, a partire da quando venni a 17 anni per imparare l’inglese e fare un’esperienza all’estero – e non con la scuola o viaggi organizzati. Partii da sola, l’estate tra la IV e la V superiore, con un biglietto sola andata. Cercai lavoro e passai a Galway tre mesi. Ho sempre viaggiato abbastanza, ma sono definitivamente partita dall’Italia dopo la laurea triennale, per andare a vivere e studiare in Francia (a La Rochelle). Ho passato lì 3 anni e poi ho ottenuto un contratto dottorale presso l’università di Galway. Adesso sono al quarto anno di dottorato di ricerca, focalizzato sull’Irlanda del Nord e, nello specifico, sul contributo dell’Unione Europe durante il conflitto e sul processo di pace Nord Irlandese.

Galway – Irlanda

Mi sono trasferita qui perché purtroppo, nonostante la giovane età, avevo smesso di credere nell’Italia: un’Italia in cui la meritocrazia è solo un ricordo, un Paese che non si apre alle nuove generazioni e la cui accademia, per quanto brillante, è costituita da clientelismo e corruzione. Io volevo di più, ma per farcela dovevo partire. Ammetto che spesso mi capita di guardarmi intorno e sentirmi spaesata: l’architettura è diversa, i profili sono diversi e i sorrisi sono diversi. Viaggio spesso per lavoro e generalmente da sola, per ricerche, interviste o conferenze, e raramente rimango a Galway per più di 3 mesi senza spostarmi. Durante questi periodi più o meno lunghi, però, nonostante la diversità e le differenze, mai mi sono sentita fuori posto e qui sono sempre stata circondata da gentilezza: persone pronte ad indicarti la via, individui che ti chiedono ‘scusa’ oppure che ti sorridono senza motivo. E, nonostante la pioggia e le condizioni di vita particolarmente avverse dell’isola, questa sensazione di positività è ancora vivissima in me: non esiste un altro posto come l’Irlanda al mondo, sebbene spesso il vento soffi così forte da farmi cadere dalla bicicletta e il cielo sia sempre grigio.

Galway – Irlanda

Dove mi vedo nel futuro? Ancora non lo so con certezza, ma so dove vorrei essere e quel posto non è l’Italia della corruzione e del clientelismo. Il mio più grande desiderio è rimanere nel meccanismo nel quale ho imparato a pensare in modo originale, senza allontanarmi troppo dalla tradizione, ma sapendo sempre portare un pizzico di me nelle cose che faccio. Dove non lo so di preciso, ma di certo ormai l’Irlanda ha preso un posto speciale nel mio cuore.

La vita è abbastanza cara, in modo particolare gli affitti, ma me la sono sempre cavata. Oltre che in Università faccio la babysitter a 3 magnifici bimbetti biondi e ho da poco preso l’abilitazione per insegnare agli studenti portatori di handicap e ai ragazzi ipovedenti. Nessuno ti regala niente, ma in Irlanda la fatica e l’impegno sono riconosciuti e ricompensati: si vive bene, magari non da subito (ma ripeto, chi ti regala qualcosa?). La meritocrazia qui esiste: l’ho vista. L’ho vissuta.

Le usanze più strane? Cenare alle 5.30 del pomeriggio, bere 8 pinte e non essere mai ubriachi, andare in giro mezzi nudi anche se ci sono -60 gradi e tu sei lì con 4 maglioni, 13 sciarpe e 3 paia di calze… Dopo tanti anni, però, impari a non giudicare: ogni situazione ha la sua bellezza e saper vedere queste differenze e saperle apprezzare in quanto curiose e in quanto tali è quello che davvero può farti sentire a casa ovunque tu sia!

Dell’Italia mi mancano la mia mamma e il mio papa, ovviamente, e Holly, il nostro cagnolino. Mi mancano i miei due migliori amici, Gino e Rosalba, e la mia figlioccia Elena. Mi mancano le verdure che sanno di verdura e la frutta che sa di frutta (in Irlanda sa tutto di acqua). Mi manca Vernante per alcune sue piccole sfaccettature, ma devo essere sincera: dopo tanti anni, non faccio più davvero caso a dove vivo. Ho imparato ad adattarmi e a costruirmi uno spazio ovunque vada”.

Veronica Crocitti

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