Dal Trentino all’Austria in bici, attraverso la pista ciclabile San Candido-Lienz: un’esperienza per grandi e piccini.


Sarò sincero: la montagna mi piace molto ma per andarci devo avere una valida motivazione. Adoro starmene in mezzo alla natura ad ascoltare tutti i suoni che non hanno a che fare con l’uomo e solo con gli animali, ma purtroppo le occasioni sono rare. Una di queste occasioni mi si è presentata un weekend di inizio giugno di qualche anno fa, quando ci siamo recati in Trentino Alto Adige (al confine con l’Austria), a San Candido, e da li abbiamo percorso, solo in andata, la famosissima San Candido – Lienz, uno splendido itinerario in bici di circa 40 chilometri, che si snoda lungo la Val Pusteria tra monti e boschi.

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Arriviamo in tarda serata a San candido, quindi abbiamo solo il tempo di sistemarci e di andare a letto, il giorno dopo ci sarà da pedalare. Il mattino successivo i monti e l’aria pungente ci danno il buongiorno. Iniziamo con una passeggiatina per le vie del piccolo paese fuori San Candido dove alloggiamo, Versciaco di sopra. Una volta rientrati all’Hotel, ci attendono le nostre biciclette, che affittiamo con un seggiolino per bambini al costo giornaliero di 16€. Di solito per i principianti viene suggerito di fare il percorso solo in andata e di tornare in treno. Infatti, la valle è in costante discesa, anche se non mancano le salite, la fatica si sente ma non in maniera eccessiva. Si parte dai 1175m di San Candido, o Innichen se volete chiamarlo in tedesco, fino ai 675m di altitudine di Lienz.

La prima metà dell’itinerario in bici è molto bella, si corre al centro della valle, con capre, cavalli e mucche a pascolare all’interno dei recinti al lati della ciclabile: uno degli scorci più belli del Trentino. Appena passato il confine austriaco, che non ci accorgiamo di superare, arriviamo alla fabbrica di “Loaker” quelli dal famoso slogan “Loaker che Bontà”. Ci beviamo in tutta calma un caffè accompagnato da qualche wafer, del quale facciamo scorta – impazzisco per quelli al cioccolato ricoperti di cocco. Ora sapete quali regalarmi -. La fabbrica è visitabile anche all’interno, oppure vi potete accontentare del negozio, che è molto ben rifornito.

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Ripartiti dopo la pausa, decidiamo di fermarci all’ombra di uno dei tanti punti di ristoro che si trovano lungo il tragitto. Tavoli e panchine, al riparo dal sole sotto le foglie degli alberi, offrono un momento di relax che sicuramente necessiterete, se non siete allenati. La seconda parte del percorso è un po’ più impegnativa. Iniziano le salite ma molto spesso sono precedute e poi seguite dalle discese quindi in alcuni casi non è necessario sforzarsi a pedalare. Si lascia il centro della valle e si prosegue lungo uno dei fianchi, dove i boschi offrono ombra in quantità, mentre prima si correva sotto il sole.

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Quasi alla fine del percorso, si arriva ad Amlach, dove si trovano le Gole della Galizia. Sono delle cascate in cui i più temerari potranno cimentarsi nel camminare nel vuoto sopra una corda con un’imbracatura di sicurezza. Per chi non volesse cimentarsi in questa “scalata” basta seguire il percorso e salire in alto per ammirare le cascate dall’alto. Lasciatici alle spalle anche le cascate, arriviamo a Lienz e ci rechiamo in centro città per mangiare, 40 km in sella ci hanno fatto salire l’appetito. Per ritornare decidiamo di prendere il treno. Decisione saggia, perché il dislivello di 500 metri da fare in salita, ora sarebbe proibitivo. Parte un treno ogni ora e il costo è di 13€ a persona, bici inclusa, peccato che quello che prendiamo noi si fermi a 10 chilometri da casa. Non è una gran distanza ma vi assicuro che sono stati terribili. Stanchi com’eravamo, ne avrei fatto volentieri a meno, ma avremmo dovuto aspettare l’ora successiva per arrivare nel nostro hotel.

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Come ultima soddisfazione, nonostante la giornata, ci rechiamo in centro a mangiare dei piatti tipici. Dei canederli allo speck grandi come palle da tennis, del quale al solo sentirli nominare mi viene ancora l’acquolina in bocca. Ce ne andiamo a letto stanchi ma soddisfatti, consapevoli di aver vinto il nostro giro d’Italia.

Luca Perissinotto