Una lacrima di marmo ferma sulla guancia dell’eternità”. E’ questa la più celebre descrizione del Taj Mahal, che ci ha regalato il poeta e scrittore indiano Tagore. A pieno titolo tra le sette meraviglie del mondo, il Taj Mahal, meta obbligata per tutti i viaggiatori che si avventurano nel continente indiano, non delude le aspettative. Monumento all’amore e insieme sfida alla crudeltà del tempo e all’inevitabilità della morte, a vederlo “dal vivo”, con i propri occhi, appare bello oltre ogni aspettativa.

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Sarà l’armonia della struttura, trionfo dell’architettura islamica mughul, sarà che sembra letteralmente danzare, come non avesse peso nonostante l’imponenza della mole, sopra il parco interno e le baracche assiepate all’esterno; sarà che il marmo bianco sembra cangiante, quasi evanescente: riflette le sfumature del cielo, azzurre, grigie e rosa oro al tramonto. Sarà per tutte queste cose che a ritrovarselo di fronte viene da pensare che si, dopotutto, la magia in India esiste veramente

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COSA VEDERE. L’enorme cupola bianca, quasi una perfetta imitazione della luna, fa capolino al di sopra delle alte mura rosse che delimitano l’accesso al parco che racchiude il mausoleo. Sulle terrazze degli arrangiati caffè intorno, si può godere lo spettacolo, soprattutto al tramonto, quando il monumento spicca incastonato come una perla sopra le recinzioni d’arenaria, i viali dello stesso colore e la disordinata fila di baracche che occupa ogni centimetro di spazio lungo la strada, in alcune delle quali, verso sera, si bruciano vecchi stracci per garantirsi il fuoco per la cena.

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LA STORIA. Situato nella città di Agra, a pochi chilometri dal Forte e riconosciuto dall’Unesco patrimonio dell’umanità, il Taj Mahal, tra i monumenti più famosi del mondo, non è una costruzione religiosa, né la celebrazione della gloria di qualche antico impero, ma un mausoleo eretto in memoria di una donna. Fu l’imperatore Shah Jahan nel 1631 a commissionare l’opera in memoria dell’amatissima moglie Mumtaz Mahal, morta dando alla luce il quattordicesimo figlio. I lavori furono terminati nel 1631 e videro il contributo di artigiani giunti da ogni parte del mondo, dall’antica Costantinopoli sino alle corti Europee.

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INGRESSO, COSTI E CONSIGLI. Meta di turismo internazionale, il Taj Mahal è anche estremamente gettonato dagli avventori locali, soprattutto nelle gite fuori porta del fine settimana, quando le code delle macchine raggiungono la città vecchia di Agra e le file per entrare diventano letteralmente impossibili. Consigliamo assolutamente, dunque, di evitare il sabato e la domenica e tutti i giorni festivi.

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Negli altri giorni è comunque conveniente andare molto presto. Per entrare ci sono due file separate in uomini e donne. Gli stranieri pagano il doppio dei locali (1,500 rupie) e per tutti è vietato portare all’interno borse e zaini. Viene concessa solo una bottiglietta d’acqua a persona, distribuita alla biglietteria. Una volta entrati si è accolti nel giardino ornamentale, su cui troneggia il marmo bianco del mausoleo e le mura rosse della moschea a fianco. Dall’altra parte, l’insieme di cupole e minareti si specchia sull’ansa del sacro fiume Yamuna.

Eleonora Corace