“Viaggio in Giappone” è il racconto di un’avventura nella terra dei Samurai: nel Capitolo 6 vi racconto dello Shibuya Crossing di Tokyo.


Con l’abbonamento della metropolitana in una mano e la mappa delle linee Toei nell’altra, ormai mi sentivo la Lara Croft dei tunnel di Tokyo. Quei serpentoni, per me, non avevano più segreti. Vagavo da una stazione all’altra senza più alcun timore, alla scoperta della metropolitana dalle mille sfaccettature. E fu così che, a un certo punto, mi ritrovai nel quartiere di Shibuya.

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Tokyo - Shibuya Crossing

La sensazione fu quella di esser stata catapultata direttamente nel cuore di Manhattan, tanto che per un attimo pensai di aver frainteso qualche scritta giapponese “Metro” con quella di “Teletrasporto”. Ma no, non era New York. E non era neanche l’America (fosse solo per il fatto che le strade non erano disseminate di Mac Donald e bibite giganti). Quella era “semplicemente” Shibuya, con i suoi palazzoni, la folla interminabile, il dinamismo intrinseco di insegne luminose, megaschermi, negozi, canzoni diffuse. Tutto quello che avevo imparato sul silenzio orientale, puff, sparito in un solo colpo.

Shibuya Crossing di Tokyo: guarda il video!

Non ero più la turista colorata in mezzo ad un mondo di automi in camicia bianca e pantaloni scuri. Eravamo a migliaia, lì, in abiti svolazzanti, allegri e spensierati. Tutto, a Shibuya, gridava “vita” (in giapponese, s’intende). Camminavo estasiata accanto a cosplayer, ragazzi in cerca di Pokémon (ma quelli veri!), giovincelle in ganguro con make up più che appariscenti.

Realizzai che quello era il Giappone che aveva riempito i cartoni animati degli anni della mia infanzia, con tutte le saghe che spuntavano in televisione come funghi e i manga che affollavano edicole e librerie. Per un attimo pensai anche di trovarci, lì in mezzo, il Pen-Pinapple-Apple-Pen con tanto di Piko Taro in giallo. Sarebbe stato carino chiedergli, semplicemente: perché? Lui non c’era, ma c’erano tantissimi suoi sosia, nelle versioni più strambe e colorate. Dopo un po’ di giri, finalmente, mi ritrovai ad un incrocio. Anzi, non ad “un” incrocio, ma all’incrocio.

Tokyo - Shibuya Crossing

Non puoi davvero dire di esser stato a Tokyo se non provi l’emozione, unica nella vita, di attraversare lo Shibuya Crossing. Lo scenario è simile a quello della Times Square newyorkese, ma quel che accade a lì, in una manciata di secondi, ha dell’incredibile. Tu sei fermo, al semaforo, ad aspettare che scatti il verde. Hai una folla di gente a destra, una folla di gente a sinistra, un’altra folla di gente davanti, all’angolo opposto, e poi altre folle di gente nei vari punti dell’incrocio. Stanno tutti aspettando il verde. Appena scatta, è l’invasione. Per una trentina di secondi, questi “cumuli” di persone prendono letteralmente possesso della strada in un interminabile vortice di umanità.

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Non dovete credere che questo evento eccezionale accada una o due volte massimo al giorno. No, il fenomeno dello “Shibuya Crossing di Tokyo”, con tanto di centinaia e centinaia di persone correlate, avviene esattamente ogni minuto. Non chiedetemi da dove tirino fuori così tanta gente perché a questo non saprei proprio rispondere. Posso solo dirvi che rimasi immobile e incantata più o meno mezz’ora prima di riprendermi dallo stupore. Poi, mappa in mano e abbonamento nell’altra, tornai nei meandri della Tokyo underground pronta per la prossima tappa. [To Be Continued…]

Veronica Crocitti

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