La Riserva Naturale di Orkhon Valley è una landa di terra magica e surreale che sorge a 130 km a nord da Harhorin, la vecchia capitale dell’impero della Mongolia. Inserita tra i Patrimoni dell’UNESCO quale esempio di evoluzione delle tradizioni pastorali nomadi nell’arco di due millenni, la Valle dell’Orkhon è stata a lungo la sede del potere imperiale delle steppe. Al suo interno è stata anche ritrovata una stele con incise delle frasi runiche risalenti all’VIII secolo.

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Si tratta di un posto fuori dal mondo, dove uomini e animali convivono in assoluta libertà, dove non esiste acqua corrente ed i bagni sono all’aperto. Tra le principali “attrazioni” spiccano i Memoriali dedicati a Birge Khan e Kul Tigin, le rovine di Ordu-Baliq, le rovine della Capitale di Gengis Khan, il Monastero di Erdene Zuu, l’eremo di Tuvkhun e i resti del palazzo mongolo di Doit Hill.

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Le montagne dell’Orkhon vennero considerate sacre per il Tengriismo e, si narra, che furono gli spiriti ancestrali dei khagan e dei beys ad abitarvi per primi. La leggenda vuole che le montagne emanassero il qut, la forza soprannaturale che concedeva ai khagan il diritto divino di regnare sulle tribù Turkic. Chiunque controllasse questa valle sarebbe stato considerato leader spirituale dei Turk. Per questo, storicamente, ogni capitale Turkic (Ördü) venne stabilita qui.

Al giorno d’oggi stanno diventando sempre più i turisti che, attratti dal ritmo lento della Valle, decidono di trascorrervi qualche giorno per ritrovare se stessi, fin dalle primissime luci dell’alba. La mattina si è soliti bere yak appena munto e, dopo una giornata a cavallo, solitamente la sera ci si ferma ad ammirare gli spazi infiniti e un cielo che sembra non esser mai stato più cielo di così.

La Photogallery è di Simone Piccini.