“Ma sei partita da sola?”. E’ la classica domanda che amici e parenti mi rivolgono, puntualmente, al rientro da ogni viaggio. Solitamente l’atteggiamento è tra lo stupore e l’ammirazione, con quel tocco di timore reverenziale che si staglia al confine tra un “è pazza” e un “è un mito”. La verità è che non tutti siamo nati per viaggiare in compagnia.

C’è chi non metterebbe neanche il naso fuori da casa se non ci fosse qualcuno a spingerlo (“se vai anche tu si può fare”), chi preferisce i viaggi di gruppo in stile gita scolastica (“mi ricordano tanto i bei tempi andati”), chi cammina a coppia (“guai a te se parti solo!”), chi ama il “tutto organizzato” comodo, immediato, senza troppe scocciature. I viaggiatori da compagnia, li chiamo io.  Anche loro sono quelli che, quando mi chiedono “ma sei partita sola?”, hanno stampata in faccia la tipica espressione dell’incredulità. Come se viaggiare in solitudine, a loro dire, fosse una sorta di handicap. Non è così e adesso vi spiego perché.

 

Innanzitutto, ci sono tanti motivi per cui un viaggiatore decide di abbandonare le vesti del “viaggio in compagnia” per indossare quelle del “viaggio in solitaria”…

Gli amici che piantano. Questa è una vera seccatura per chi ama viaggiare. Troppe volte mi è capitato di pensare ad una meta, proporla ad amici e sentirmi dire “ora vediamo”, “ti faccio sapere”, “può essere, però la certezza posso dartela tra qualche giorno”… neanche a dirlo, ogni volta perdevo offerte, promozioni aeree, hotel a prezzi stracciati. Per poi sentirmi dire (nella migliore delle ipotesi e sotto vari pressing) “mi spiace non averti fatto sapere prima, ma non posso proprio”.  Solitamente loro sono gli stessi che, quando poi ritorno da un viaggio, sono pronti a commentare “Ma dai, che meraviglia! La prossima volta dimmelo che vengo con te”. 

Diverse abitudini. E’ capitato anche ai più appassionati viaggiatori di imbarcarsi in un’avventura con amici e poi pentirsene amaramente dopo solo 3 ore. Purtroppo non tutti abbiamo le stesse idee sul “viaggiare” né gli stessi orari, abitudini, preferenze. E’ difficile trovare il compagno di viaggio ideale. Ad esempio io sono una che ama alzarsi presto, girovagare fino a sera senza sosta, camminare in lungo e in largo per città (perdersi, perché no?). Colazione super, pranzo al volo, una bella cena in relax con piatti tipici. Detesto le vacanze statiche in stile “resort” dove ti attacchi ad una sdraio e, per 10 giorni, gli unici spostamenti che compi sono lettino-piscina e piscina-lettino. Che potrebbe pure essere piacevole, ma dopo 2 ore diventa monotonia. Ad essere onesta mi è capitato solo una volta di ritrovarmi in una vacanza del genere. Fu la prima e l’ultima.

Mettersi alla prova. Viaggiare da soli vuol dire anche sfidare se stessi, i propri limiti, le proprie paure. Le Agenzie di viaggio sono comodissime perché basta andare lì, prenotare, pagare, e il gioco è fatto. Per chi ha una routine quotidiana e lavorativa davvero stressante, questa è la soluzione ideale perché ti garantisce la massima resa con il minimo sforzo. Tante volte mi è capitato di partire (rigorosamente da sola!) con dei tour organizzati e, devo ammettere, non me ne sono mai pentita.

Ma l’emozione che si prova ad organizzare un viaggio da soli, nei minimi dettagli, dalla prenotazione dell’aereo alla scaletta dei posti da visitare, dagli hotel selezionati con cura ai piatti assolutamente da non perdere, è qualcosa di completamente differente. Sei solo tu, e nessun altro, a scegliere dove andare, cosa fare, quale visita prenotare e quale tralasciare. Ci sei tu e la tua voglia di partire per scoprire posti sconosciuti, tu e quella valigia sul letto pronta ad essere riempita, tu e tutti gli incontri fortuiti e casuali che farai durante l’avventura, tu e le piccole paure del “e se mi perdo? E se non riesco a farmi capire? E se non becco qualche coincidenza?”. 

Realizzi che puoi solo contare su te stesso, sulla tua capacità di reagire, di socializzare, di oltrepassare i limiti, di farti coinvolgere da colori, sapori, odori di terre “estranee” e bellissime. 

Ti sentirai pronto ad affrontare di tutto, talvolta anche i tuoi peggiori fantasmi. Quando infine rientrerai a casa e poserai quella valigia ormai consumata sul letto, sarai una persona diversa. E non vedrai l’ora di ripartire di nuovo.

Veronica Crocitti