La Rubrica “Italiani all’Estero” supera l’Oceano e si ferma in Quebec, nel freddo Canada. Tra lavoro e caro vita, Veronica ci racconta cosa vuol dire vivere nel Nord America.
VERONICA CANAZZA. Ho 27 anni e sono nata a Este, Padova. Nel 2015 mi sono laureato nella magistrale di Lingue per la comunicazione e la cooperazione internazionale. Poco dopo ho iniziato a lavorare per un’azienda metalmeccanica come impiegata back office commerciale. Tuttavia, ho sempre pensato di fare un’esperienza lavorativa all’estero non appena ne avessi avuto l’occasione. Così, quando non è più stato possibile rinnovare il mio contratto, mi sono decisa finalmente a partire.
Non avevo una meta preferita in mente, così mi sono limitata a mandare curriculum in giro per l’Europa per gli impieghi e i luoghi che più mi ispiravano. Nel frattempo mi sono anche iscritta al bando IEC per il Canada. Dopo un paio di mesi è arrivata una risposta da Lisbona e, nonostante non sapessi nulla del Portogallo, né tanto meno la lingua, sono partita. Ho lavorato a Lisbona per tre mesi come Customer Service Representative presso una piattaforma online, e nel frattempo ho ricevuto la risposta affermativa per il visto canadese.
Nonostante Lisbona mi sia rimasta nel cuore, sono ripartita alla volta di Montréal. La scelta del Québec era dovuta principalmente al bilinguismo: ho studiato per molti anni anche il francese, ma non praticandolo da un po’, volevo diventasse il più fluente possibile. Nonostante tutto sia filato per il meglio, prima di partire ero più preoccupata rispetto alle mie precedenti esperienze (lavoro in Portogallo, Erasmus in Romania): innanzitutto, perché era la prima esperienza fuori dall’Europa e così lontana da casa, e poi perché sono partita senza ancora aver trovato un lavoro.
Nel giro di due settimane, mi sono sistemata e ho trovato ben due impieghi nel settore di mio interesse (uno con contratto di assunzione, uno come freelancer) e sono più che soddisfatta. Non guadagno cifre astronomiche, ma essendo qui per fare esperienza in un settore dove non avevo mai lavorato, va più che bene, e riesco a vivere tranquillamente.
Sono qui ancora da troppo poco tempo per fare dei veri e propri paragoni con l’Italia. Una cosa con cui ho avuto problemi all’inizio sono state le mance: non sapendo bene come regolarmi, a volte ho dato mance esageratamente alte, o esageratamente basse. Mi sono inoltre sentita un po’ impacciata davanti all’impiegato del supermercato che ti imbusta la spesa! Ho notato comunque un’enorme disponibilità da parte dei canadesi e molta comprensione quando ci si trova in difficoltà ad esprimersi in francese.
Non so ancora cosa farò al termine del mio visto, ma sono già soddisfatta per aver raggiunto il mio obiettivo, perché ora avrò più possibilità di trovare lavoro nel settore che mi interessa, anche una volta tornata in Europa.
Veronica Crocitti