La nostra viaggiatrice Emanuela Scarsato ha trascorso in Iran quasi un mese. In questa testimonianza, ci racconta perché quello dell’Iran bollato “Paese pericoloso e ostico” sia solo un falso mito.

Iran

Prima di partire per l’Iran mi sono arrivati numerosi messaggi di amici e parenti preoccupati per la mia incolumità: “Ti prego non partire!”, “Stai attenta!”, “Ma proprio lì devi andare?”. Un’amica di un’amica partita dal Belgio si è vista tutto il parentado capitare in aeroporto prima della partenza “In caso ti succeda qualcosa e non ti vediamo più”. Anche una coppia russa ha ammesso di non aver mai considerato l’Iran come destinazione data la sua fama. Io, che di politiche estere e di dissidi tra Stati non mi sono mai particolarmente interessata, ho scelto l’Iran come meta poiché ho dei carissimi amici persiani, conosciuti in Australia, che me l’hanno descritto come un Paese estremamente ospitale, oltre che interessante dal punto di vista culturale e paesaggistico. E così l’ho scelto come mio primo Paese del Medio Oriente.

Vi ho trascorso 28 giorni, e non ho ricordo di aver passato anche solo una giornata da sola. In Iran è davvero facile conoscere persone locali, anche semplicemente entrando in un negozio per fare la ricarica telefonica a Bandar Abbas. E così ti ritrovi a chiacchierare una mattinata intera con i gestori e a fare colazione sul bancone mentre cerchi di imparare qualche parola in farsi. “Di dove sei? Benvenuta in Iran! Vuoi un po’ di frutta”: e così si attacca bottone con delle studentesse immerse nei loro libri in uno dei parchi di Esfahan, porgendo il loro cestino da picnic. Oppure, dopo una breve conversazione in un taxi verso Sanandaj, Foad mi invita a casa della sua famiglia.

Parco di Esfahan – Iran

“Ci piacerebbe invitarti a pranzo e conoscerti!”. Lo stesso giorno ero già ospite di Hamid e delle sue sorelle! E lo stesso Hamid il giorno prima, mentre ero a Kermashah, mi ha mandato suo cugino a prendermi per fare una gita in un sito archeologico appena fuori paese. Eh già: ognuno di loro ha amici o parenti in un’altra città, che prontamente contatteranno per organizzarti qualche tappa nel Paese, per essere sicuri che il tuo viaggio in Iran sia indimenticabile.

Basta anche solo camminare per strada a Kashan, prendendo una di quelle stradine che apparentemente non portano “da nessuna parte”. E spuntano persone a chiederti di bere un chai con loro. E benché loro non parlino molto l’inglese, e tu conosca un vocabolario limitato di persiano, trascorrerai una bellissima mattinata a ridere, abbracciarsi e a scattare selfie. Se poi ti capita di essere l’unica straniera assieme ad un’altra europea in un traghetto nel Golfo Persico, il capitano vi chiamerà in cabina e vi darà in mano il timone!

Vicolo a Shiraz – Iran

L’Iran è questo, fatto di persone consapevoli di essere estremamente ospitali e orgogliose di esserlo. Mi sono sentita così piccola nei confronti del loro calore verso gli stranieri, nei confronti di un’ospitalità così disinteressata e sincera. Passeggiavo nella parte vecchia di Shiraz con Reza, un amico in viaggio da Teheran, quando un ragazzo esce dalla porta invitandoci ad entrare e a visitare la sua abitazione, una casa tradizionale degli anni ’50: aveva capito che eravamo turisti, e voleva darci qualche informazione sulla regione in cui vive. Per me è stato interessante anche l’incontro con tre adorabili ragazze iraniane Sahar, Sanam and Zahra, durante il mio viaggio in Armenia. Inutile specificare che abbiamo fatto subito amicizia! Quando compravano del cibo lo condividevano con me, perché “Tu sei nostra ospite!”. Il mio amico Rouzbeh scherza “Eh eh eh, già, anche al di fuori dell’Iran chiunque è nostro ospite! Il mondo intero è nostro ospite”.

Ho chiesto spesso ai miei amici quale sia, secondo loro, il motivo di tanto timore da parte degli stranieri. La risposta è unanime: l’influenza dei media. Questi ultimi dipingono l’Iran soltanto come potenza petrolifera e bellica situata nel cuore del Medio Oriente, dove la situazione da alcuni decenni è complessa e certamente poco tranquilla. I telegiornali continuano a raccontare storie di guerra nei Paesi coinvolti, ma nessuno si sofferma invece a specificare che l’Iran non centra nulla e a puntualizzare quanto la sicurezza nazionale in Iran sia forte, e di come il pericolo di attacchi terroristici sia pertanto estremamente basso.

Ascoltiamo dunque i racconti dei viaggiatori, consideriamo l’esperienza diretta di chi ha deciso non solo di esplorare le meraviglie naturali e architettoniche che questa magica Terra offre, ma anche di scoprire la bellezza della società iraniana. Una società innamorata dell’arte, della poesia e della musica. Una società desiderosa di ascoltare le storie raccontate da noi. Una società che ama la pace. E quando al confine, prima di uscire dal Paese, la polizia di frontiera vi chiederà se l’Iran vi è piaciuto, non avrete altro da rispondere che “L’ho amato, l’Iran. Credo che ci rivedremo presto!”

Buon viaggio!

Emanuela Scarsato

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