Dopo il lungo viaggio sulla via di Jaisalmer, la città d’oro dell’India ecco apparire dinanzi a noi il Tempio di Jain (Jain Temple), una meraviglia artistica e architettonica tanto grande da sembrare impossibile che sia contenuto in viuzze così piccole. Esso ospita al suo interno diversi piani riccamente decorati con statue e altari, ma sono le mura, sino alla punta degli stessi tetti, ad essere interamente scolpite con bellissime raffigurazioni di dei, animali, danza e scene erotiche.

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Al Tempio di Jain (Jain Temple) si entra pagando un biglietto, a cui vanno aggiunte le varie mance estorte dai diversi sacerdoti incontrati nel tempio e quella al guardiano esterno che sorveglia le scarpe lasciate ad attendere per strada, mentre si oltrepassa l’ingresso del tempio già rigorosamente scalzi. Persino lasciare i calzini viene spesso giudicato disdicevole, mentre un cartello tradotto anche in inglese proibisce alle donne con le mestruazioni di entrare, per rispettare la “purezza” del luogo. Vari cartelli all’interno, collocati accanto a statue di simil-buddha ( il sincretismo religioso imperante, spesso, non permette di distinguere con certezza le identità delle singole divinità) avverte Don’t teach the God e viene da sorridere, pensando che in qualsiasi altra parte del mondo si sarebbe detto “la statua” al posto del “dio”.

Tempio Jain - Jaisalmer

Tempio Jain – Jaisalmer

Le storie della gente che vive nei pressi del Tempio di Jain (Jain Temple) sono legate al turismo ma anche, spesso, alle migrazioni. Fratelli maggiori che partono in luoghi lontani, come la Finlandia, per poi tornare ad aprire ostelli o alberghi, dando un impiego a tutta la numerosa famiglia, almeno 4 figli maschi in un caso; le donne, come in tutte le attività commerciali, non si vedono. Altri raccontano di figli partiti per fare fortuna persino in Australia. Tutti dicono che le strutture alberghiere ormai sono troppe: non si riempiono mai, specie in estate (gennaio e febbraio), quando la temperatura raggiunge i 45 gradi, il turismo è al minimo e le strutture vuote. I ragazzi approfittano del po’ di ricchezza che portano gli stranieri, sperando di guadagnare abbastanza per poi potersi sposare. Qua e là spunta qualche college, anche femminile.

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Nelle grandi pianure desertiche intorno all’agglomerato urbano che sorge ai piedi del Jain Temple, gruppi di ragazzi, la mattina presto, giocano a crickett, i motorini assiepati in un punto un po’ più discosto, mentre donne colorate vagano raccogliendo legna e materiale riciclabile. I tramonti sul deserto sono limpidi e appassionati, anche durante la stagione del monsone, che in questa zona porta comunque poca pioggia ma molte nuvole. Il sole riesce a conquistare il suo naturale palcoscenico, apparendo immenso sulla terra spoglia. I colori, sono un trionfo di gialli che velocemente si incupiscono in viola, con qualche sorriso di rosa.
Eleonora Corace