La Rubrica “Italiani all’Estero” è atterrata nella gioiosa Dublino per raccogliere la testimonianza di Francesco, trentasettenne di Firenze approdato in Irlanda per lavoro.

Ciao Francesco, raccontaci un po’ di te. Da quanto tempo ti trovi all’estero? E’ la prima esperienza “fuori porta”?

Mi chiamo Francesco, ho 37 anni e sono di Firenze. Mi trovo in Irlanda dal 2014, anche se ho vissuto per un breve periodo in Canada alcuni anni fa ma, con un visto Working Holiday. Sono un professionista, non laureato in ambito web, ed ho sempre cercato progetti da portare avanti.

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A Dublino sono arrivato con un lavoro in tasca, che ho cambiato a volte per scelta altre per obbligo. L’Irlanda, e Dublino in particolare, è una terra di innovazione. Grazie alle politiche fiscali favorevoli alle grandi multinazionali messe in atto dal governo dell’isola, l’Irlanda sta vivendo una enorme sviluppo economico, settori come IT, farmaceutica, finanza sono in forte crescita. Questo ha portato ad un incremento dell’immigrazione europea ma non solo, di manodopera specializzata e non, creando un indotto piuttosto importante.

Quartiere Temple Bar

Cosa vuol dire vivere in Irlanda? Che differenze hai notato fino ad ora?

Le differenze culturali sono visibili ad ogni angolo. Passeggiando per strada, nel giro di pochi metri, puoi sentire molte lingue diversissime tra loro e provenienti da ogni angolo del pianeta. Questo e l’età media piuttosto bassa sono due aspetti interessanti di questa città, viva ed in continuo cambiamento.

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Halfpenny Bridge

Parlaci degli stipendi e del costo della vita. E’ tutto caro o adeguato?

Il costo della vita, specialmente gli affitti, è piuttosto alto. Dipende più o meno dal tipo di lavoro che fai, quello specializzato è solitamente pagato di più. Ci possono essere differenze molto significative, anche per la stessa mansione. Non so che farò un domani. Per adesso il mio passato, il mio presente ed il mio futuro si incrociano costantemente. Quando mi viene chiesto se voglio vivere qui non so mai cosa rispondere. E non dipende solo dall’assenza di verdure saporite o di temperature in linea con la stagione (nota: Dublino piovosa è una leggenda). Una delle cose più interessanti di questo Paese è la possibilità di fare. Non necessariamente “a regola d’arte”, ma nessuno ci fa caso. Non servono 10.000 permessi da altrettanti uffici pubblici per aprire un’attività e la burocrazia è facilmente comprensibile.
L’aspetto umano è un po’ più complesso, spesso senza la quarta birra è difficile interagire. Gli Irlandesi sono “amichevoli” ma più difficilmente “amici” come mi ha fatto notare qualcuno.

Intervista realizzata da Veronica Crocitti

#ItalianiAllEstero