Piemonte, Piedmont, Piemont. Ha tanti nomi questa regione italiana, tante piccole sfaccettature linguistiche che, seppur richiamino radici culturali differenti, racchiudono tutte la stessa essenza. Un’essenza fatta di colori, sapori, tradizioni che si intersecano in un vortice dagli strascichi occitani, provenzali, romani, italiani… Terra di vini e prelibati cibi, il Piemonte è un’isola felice che si staglia nell’Italia nord-occidentale e sfiora, nel suo estendersi, la Francia, la Svizzera, la Liguria, la Lombardia e l’Emilia-Romagna (clicca qui per vedere la Phogallery completa).

Viaggiare in Piemonte vuol dire lasciarsi trasportare dall’odore di viti sempre prospere, dal sapore unico della polenta, dai paesaggi surreali delle Langhe, dal silenzio di Monferrato, dai borghi pittoreschi e suggestivi che si incontrano lungo le infinite distese di verde e giallo… Non basterebbe di certo un anno per scoprire tutte le meraviglie che questa regione nasconde eppure voglio lasciarvi un piccolo itinerario on the road di 4 giorni che vi permetterà di cogliere l’essenza piemontese e tutto ciò che essa racchiude.

DAY 1. Libarna, Gavi e Monferrato (Alessandria). Il mio viaggio on the road tra i colori del Piemonte ha avuto inizio nella splendida Libarna. Mai avrei potuto immaginare che, in questa landa di terra, affiorassero i resti di un’antica città romana risalente al I secolo a. C. L’area archeologica, che sorge lungo la strada provinciale 35 “del Giovi” (tra Arquata Scrivia e Serravalle Scrivia) racchiude, ancora intatti, l’anfiteatro, il teatro, due quartieri e alcune strade. Ed è un vero spettacolo.

Durante la visita mi hanno spiegato che solcare Alessandria e non “dedicarsi” al Gavi DOCG, prelibato e raffinato vino bianco, sarebbe stato un sacrilegio! E così, la seconda tappa della prima giornata è stata la Cantina “La Chiara” di Gavi.

La cultura, si sa, affonda le sue radici nei sapori e negli odori della propria terra. La Cantina “La Chiara” ha fatto di questo principio la sua forza, riuscendo ad associare la delicatezza del grande vino bianco piemontese alla prelibatezza di pietanze antiche ed intramontabili. Qualche esempio? La farinata, i ravioli al Gavi, il paniere romano, la torta di riso…

Ho imparato che “Gavi” non è solo sinonimo di vino quando mi sono ritrovata dinnanzi al Forte, estasiata. Si tratta di un’antica fortezza genovese costruita lungo la via Postumia, la stessa che, un tempo, collegava la Repubblica di Genova al Basso Piemonte (Monferrato) ed alla Lombardia. Il Forte domina su tutto il centro storico di Gavi e cela, al suo interno, segreti, leggende e storie uniche…

Da Gavi a Monferrato, l’ultima tappa della prima giornata, è stato tutto un susseguirsi di panorami unici. Sarà stato il tramonto, i colori della sera, il silenzio dell’immensa pianura piena di viti… ma questo piccolo comune, centro viticolo d’eccellenza, mi ha davvero accolto a braccia aperte, con tenera dolcezza. Tra i sentieri dai colori autunnali ho scoperto un Relais circondato da tranquillità e silenzio, dove è stato possibile godere di ore di vero relax, anche qui all’insegna del vino. Mai sentito parlare di “wine therapy”? Bene, al Ca’ San Sebastiano troverete delle vasche di vino pronte ad accogliervi e regalare benessere alla vostra pelle e al vostro corpo. Il tutto, ovviamente, corredato da eccellente cucina tipica piemontese.

DAY 2. Le Langhe: Barolo, Castello di Grinzane, Castello Verduno e Neviglie. La seconda giornata è stata interamente dedicata alle meravigliose Langhe, storica regione piemontese al confine tra Cuneo e Asti. Terra di borghi pittoreschi e Castelli, nelle Langhe tutto ruota attorno al vino rosso. Dal dolcetto al Barolo, dal Barbera al Barbaresco, nell’azienda Agricola E. Pira & Figli ho avuto modo di imparare, e apprezzare, il grandissimo lavoro che si cela dietro la buona riuscita di un vino. Per completare la mia conoscenza è bastato poi metter piede nel WIMU, il Museo del Vino di Barolo, dove, tra interattività e percorsi accattivanti, vengono ripercorse tutte le fasi di “crescita” di uve e viti.

Se c’è un’altra cosa che ho particolarmente apprezzato in queste zone è stata la presenza, elevatissima, di castelli e fortezze spettacolari. Non si tratta (come si potrebbe pensare) di posti austeri, inabitati, visitabili soltanto con “cura e moderazione”, bensì di luoghi vivi, attivi, molto spesso trasformati in ristoranti di lusso, alberghi, dimore private. Ne sono due magnifici esempi il Castello di Grinzane Cavour e il Real Castello di Verduno. Il primo è diventato la “casa” dello chef stellato Marc Lanteri e, a mio parere, è una meta d’obbligo sia per la location sia per i capolavori culinari che Lanteri propone nei suoi piatti. Dagli antipasti ai secondi, passando per primi e finendo coi dolci, scoprirete che qui hanno davvero trovato la chiave magica per trasformare il Paradiso in cibo…

Il secondo Castello, il Real Castello di Verduno, è invece un particolarissimo albergo che sorge nel cuore di Cuneo e che presenta una storia molto affascinante. Interamente gestito da donne, esso è un luogo circondato da un’aurea fiabesca, magica e idilliaca. Elisa Burlotto, insieme alle figlie Alessandra e Elisabetta, vi sapranno accogliere nella loro dimora come delle amiche amorevoli, facendovi gustare cocktail speciali a base di erbe e prodotti rigorosamente a Km 0. E poi, volete mettere la bellezza di dormire in un vero Castello e godere di uno speciale panorama sulle Langhe e su Roero?

L’ultima tappa della seconda giornata è stata una vera e propria ciliegina sulla torta. Una ciliegina che, grazie all’agriturismo Dindina di Neviglie, ho potuto cucinare io stessa, con le mie inesperte (i fornelli non sono il mio forte) mani. In questo luogo che sorge nel cuore di Cuneo vengono organizzate delle “cooking class” d’eccellenza, le cui parole d’ordine sono: semplicità, gusto e familiarità. Figuratevi che persino io, che a casa guardo le pentole solo a dovuta distanza, sono riuscita a preparare tajarin, sformati di gorgonzola e bonet piemontesi. Il tutto accompagnato da due ottimi vini come l’Arneis e il Barbera.

DAY 3. Biella e il Parco della Burcina. Biella è stata una sorpresa inaspettata, piacevolissima e inaspettata. Mai avrei potuto immaginare che, nel cuore del Piemonte, potessero esistere scorci di così grande e maestosa bellezza (clicca qui per vedere la Photogallery completa di Biella).
Sarà stato il cielo terso, il sole benevolo, l’autunnale colore rosso delle foglie… ma io ho iniziato ad amare questa città fin da quando, percorrendo la strada in macchina, ho scorto in lontananza la vetta innevata del Monte Rosa. Poi, da lì, è stato tutto un susseguirsi di attimi di pura bellezza.

Il centro storico, con i suoi viottoli pittoreschi e le infinite arcate, mi ha particolarmente impressionata, così come la maestosa Cattedrale, il battistero e la serie infinita di fiori che accompagnano le strade biellesi (un tocco di colore emozionante!). Imperdibile la tappa nella storica Macelleria Mosca 1916 dove ho potuto deliziare il palato con Toma, Maccagno e Paletta… così come imperdibile è stata la sosta da Alice Dolce e Gelato che, con i suoi particolarissimi gusti (mojito, zafferano, baileys, canapa, crema biellese), mi ha rinfrancato anima e corpo!

In una sola giornata ho realizzato che Biella non è solo una semplice città, ma molto, molto di più. Il mini trekking tra i colori autunnali del Parco Burcina ha confermato quanto pensavo: il verde, qui, è un elemento caratteristico e dominante. Passeggiare nella Burcina e pranzare in stile “pic nic” ne Il Cascinotto, dove ho assaggiato la miglior polenta concia di sempre (almeno per me), è stato semplicemente idilliaco. Così come scoprire il “presepe vivente” naturale, il laghetto dimora di centinaia e centinaia di tartarughe, e le amiche civette che sostano in questi luoghi.

Ultima tappa della terza giornata è stato il Relais Santo Stefano, a Sandigliano, per una serata di vero e puro benessere. La location è maestosa e accattivante, così come le spaziose stanze dove troverete tutti i comfort possibili e inimmaginabili. Io, per non sbagliare, mi sono lasciata coccolare da un massaggio rilassante ed una cena a base di risotto con maccagno e nocciole, buon vino e panna cotta con ratafià (tipico liquore piemontese a base di ciliegie).

DAY 4. Masserano. “Esiste una terra, non molto lontana, con una storia unica, capitale di un piccolo stato per centinaia di anni”… Così viene descritta Masserano, stupendo borgo che sorge nel cuore del Biellese. Terra dagli scorci pittoreschi, artistici e pieni di storia, Masserano è un posto più unico che raro ed io, neanche a scriverlo, me ne sono innamorata fin da subito.

Tra Collegiata, Palazzo dei Principi, Chiese di San Teonesto e Santo Spirito, questo borgo ruota attorno al Polo Museale Masseranese e cela, nel suo passato, una splendida storia. Si narra, infatti, che le origini di Masserano si perdano nella notte dei tempi e che essa fu abitata fin dal paleolitico…

Il mio tour in Piemonte si è concluso così come doveva concludersi, al cospetto di un borgo surreale e di piatti tipici accompagnati da ottimo vino. Per far questo mi sono lasciata “cullare” dalla sapiente cucina del “Gallo Storto”, famosa locanda di Masserano. E così, tra risotto alle erbe, brasato al Bramaterra e bonet piemontese, ho messo (ahimé!) la parola ‘fine’ alla mia #eccellenzainpiemonte.

Veronica Crocitti

#InViaggioConVeronica