Le tappe del Cammino di Santiago raccontate attraverso il diario di una Pellegrina solitaria: da Sarria a Santiago, proseguendo per Muxia e Finisterre.


Il Cammino di Santiago è un lungo e Santo pellegrinaggio che ognuno percorre dentro e fuori se stesso. Mentre camminavo lungo il sentiero della Galizia, sulle orme del Cammino Francese, ho tenuto questo piccolo diario di viaggio. Emozioni, sensazioni, riflessioni, gioie, incertezze e paure che, passo dopo passo, ho impresso sulle pagine e sul cuore. (Qui trovate invece tutte le foto, da Sarria a Finisterre, passando per Santiago di Compostela e Muxìa).

Day 1. Messina-Sarria

In viaggio. Non è ancora l’alba mentre percorro l’autostrada in macchina. Due aerei, un taxi, un treno preso al volo. Una giornata intera di transiti. Arrivi, partenze, coincidenze.
Dentro, un turbine di emozioni, sensazioni, pensieri contrastanti.
La voglia di arrivare, la paura di non essere all’altezza. Eppure, l’assoluta certezza di essere nel posto giusto al momento giusto. E intanto la Spagna mi scorre davanti…

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Day 2. Sarria-Portómarin, 24 chilometri

Non è ancora l’alba quando lascio l’ostello. Zaino in spalla, conchiglia in mano, una preghiera. Lungo la strada, come me, tantissimi pellegrini. “Hola, buen camino”. Ci salutiamo tutti. Non ci conosciamo, è vero, ma non ne abbiamo bisogno. Basta il Cammino ad unirci. E’ un pellegrinaggio, questo, che si compie in solitaria, ognuno coi suoi demoni, ognuno coi suoi ringraziamenti, ognuno con i suoi doni. Ma in realtà, lungo il Cammino di Santiago, non si è mai veramente soli.

Day 3. Portomarín-Palas de Rey, 25 chilometri

Anche oggi, come ieri, quando lascio l’ostello è ancora buio. Ci alziamo tutti alla stessa ora, qui, ma nessuno punta mai la sveglia. E’ come se l’alba ci chiamasse a raccolta, e noi rispondiamo senza esitare.
I venticinque chilometri che separano Portomarín da Palas de Rei sono lunghi, veramente lunghi. La maggior parte li percorro avvolta dalla nebbia, non vedo ad un palmo dalla mia faccia. Solo le conchiglie che i pellegrini appendono ai loro zaini risplendono, piccoli fari in un grigiore totale.
“E’ la Galizia“, sento dire. Pioggia, sole, nebbia. E poi ancora pioggia, sole, nebbia. Non sai mai cosa ti aspetterà, lungo questo Cammino di Santiago, perché tutto è mutevole, tutto cambia. Soprattutto tu.

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Day 4. Palas de Rey-Melide, 15 chilometri

Anche questa mattina, a darci il buongiorno, è stata l’alba. Ci ha adunati tutti nella piccola chiesetta di Palas de Rey dove il parroco ci aspettava già per la benedizione. Ha augurato a tutti noi pellegrini un “Buen e Santo Camino”, e lo ha fatto davvero in tutte le lingue del mondo, quasi a voler ricordare che nessuno è mai veramente solo in questo viaggio.
Poi, zaino in spalla, conchiglia appesa e siamo partiti. Il Cammino di Santiago mette a dura prova spirito e corpo. Il tempo non esiste. A scandirlo sono solo le colonnine che si incontrano lungo la strada, e le colonnine, a loro volta, sono scandite dai chilometri che ci separano da San Giacomo. Ognuno li percorre come può, a seconda dei suoi tempi, del suo passo, delle sue difficoltà.
Per giungere a Melide, di chilometri, oggi ne ho percorsi 15. Un sentiero incantato fatto di boschi, cipressi, querce. E’ la Natura che domina, ti avvolge, ti fa sentire parte di lei, ridesta la parte più vera che è in te.
Oggi ho imparato una cosa. Ogni orma che imprimi lungo il Cammino di Santiago, seppur sempre più pesante, è un segno indelebile che imprimi dentro la tua anima.

Day 5. Melide-Arzua, 14 chilometri.
Oggi ho anticipato l’alba. Ho percorso i primi chilometri al buio, in silenzio, da sola, accompagnata soltanto dal rumore dei miei passi.
Se ho avuto paura? No. Non puoi avere paura quando sai che la strada è quella giusta, quando sai di essere nel posto giusto al momento giusto. Finalmente. Capita poche volte nella vita ed è una sensazione difficile da spiegare. E’ come se, per una pura o voluta coincidenza, avessi finalmente indovinato l’appuntamento più importante di tutta la tua esistenza. Non ci arrivi né un secondo prima né un secondo dopo. Ci arrivi nell’attimo giusto. E allora tutti gli affanni spariscono, le ansie perdono senso, quello che nel quotidiano era per te di fondamentale importanza diventa pura e meschina inezia…
La lezione di oggi ti segna dentro: nulla è essenziale, tutto è superfluo. Non si vive bene che con se stessi.

Day 6. Arzua-El Pedrouzo, 20 chilometri.
Da quando ho iniziato il Cammino di Santiago, non mi sono persa un’alba. Non potrei perdonarmelo mai. Qui, ogni alba è preziosa, unica e irripetibile, come ognuno di noi.
Durante i venti chilometri che separano Arzua da El Pedrouzo ho modo di riflettere su questo concetto. Ognuno di noi è unico e irripetibile, e come tale ha pregi, difetti, difficoltà, paure ed emozioni uniche e irripetibili. E’ questo che ci distingue davvero: chi siamo. Non cosa facciamo.
Ho imparato che, dinnanzi al Cammino di Santiago, siamo tutti Pellegrini unici e irripetibili. Il Cammino annulla ogni tipo di differenza esteriore, sociale, economica o culturale che sia. Nessuno, qui, gira col cartello “avvocato”, “giudice”, “giornalista”… Dovreste vederci. Siamo tutti sporchi, stanchi e sudati allo stesso identico modo. Eppure ognuno di noi è unico, ha un valore unico. Io sono Veronica, lui è Marcos, loro sono Julia e Felipe. Non è importante sapere cosa facciamo nella vita. E’ importante sapere chi siamo, dentro, nell’anima, nel cuore.
Se lungo il Cammino sei in difficoltà, nessuno ti aiuta perché nella tua quotidianità fai l’avvocato, il giudice, il giornalista… ti aiuta perché sei un Pellegrino, un uomo, una persona. Unica e irripetibile.
Oggi ho imparato una cosa bellissima: lungo il Cammino di Santiago incontrerai solo volti e nessuna maschera.
E che Pirandello mi perdoni.

Day 7. El Pedrouzo-Santiago di Compostela, 20 chilometri.
Quando stamattina ho aperto gli occhi, erano ancora le 5. La notte è stata burrascosa, vuoi per l’attesa, vuoi perché, in una stanza condivisa con altre 20/30 persone, non è mai facile dormire, vuoi perché ero impaziente da morire. Alle 5 ero in piedi. Volevo partire, volevo arrivare, volevo assolutamente concludere quello che avevo iniziato giorni prima. Stavo per farcela. Era come se, all’improvviso, sentissi veramente che il lungo cammino verso San Giacomo stava per giungere al termine.
Mentre camminavo, nel buio più totale, ho sentito che qualcuno mi chiamava. Era Aga, una ragazza polacca conosciuta a Sarria, una settimana prima. Non la vedevo da allora. Abbiamo fatto qualche chilometro insieme, chiacchierando un po’. Poi ci siamo perse, come era stato il primo giorno. Ma questo è normale.
Lungo il Cammino di Santiago, ognuno impara a conoscere se stesso e i propri limiti, rispettandoli con assoluta devozione. C’è chi fa più tappe, chi meno, chi ha un’andatura lenta, chi più veloce. C’è chi va in bici, chi decide di percorrere 10 chilometri al giorno, chi 40, chi si fa trasportare lo zaino da un posto all’altro, chi si fa lasciare da un taxi all’inizio del percorso, chi, allo stremo delle forze, decide di colmare qualche tappa con il pullman.
Ho conosciuto davvero tante persone durante questo pellegrinaggio, e ognuna stava percorrendo il Cammino secondo le proprie possibilità. Molte di loro le incontravo poi lungo la strada, ed ero contenta perché era come ritrovare vecchi amici.
Gli ultimi venti chilometri che mi separavano da Santiago li ho percorsi riflettendo su questo. Siamo umani, abbiamo limiti, abbiamo incertezze, abbiamo paure. La vera felicità sta nel saperle riconoscere, accettarle, provare a superarle ma senza perdere di vista se stessi.

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Quando sono arrivata dinnanzi alla Cattedrale di Santiago, stanca, dolorante e con le spalle a pezzi, ho pianto. Ho pianto talmente tanto che mi sembrava di non riuscire più a fermarmi. D’un tratto mi sono girata. Non ero l’unica a piangere, tutti i Pellegrini stavano piangendo. C’era anche Aga. Ci siamo abbracciate come se quella fosse l’unica cosa importante in quel momento. Eravamo arrivate, eravamo lì dove dovevamo essere, anche se ognuna di noi aveva percorso la strada con i suoi tempi e i suoi passi.

Ho imparato una cosa bellissima: quello che conta veramente è arrivare. Rispetta te stesso, rispetta i tuoi limiti, fanne un pregio e non un difetto. E poi arriva, perché quando arrivi sono lacrime di gioia, per tutti.

Santiago: il Vademecum del Buon Pellegrino

Day 8. Santiago de Compostela [Prima Parte].
Le reliquie di San Giacomo, custodite nella spettacolare Cattedrale, sono la meta ultima del Cammino di Santiago. E’ quasi d’obbligo, una volta giunti qui, assistere e partecipare alla Santa Messa del Pellegrino, celebrata ogni giorno, alle 12 in punto, nella Chiesa Madre.
Stamani mi sono alzata con questo unico, dolcissimo, pensiero. La fila per entrare in Cattedrale era lunghissima ed ho atteso ben due ore prima di riuscire a metter piede dentro. Ma la pazienza, come sempre, è stata ampiamente ripagata.
Ho ritrovato tanti amici conosciuti negli ultimi giorni, ci siamo abbracciati, emozionati come dei bambini. Anche oggi le lacrime scendevano a fiumi.
Baciare il Santo Apostolo ed abbracciarne la statua è stato un altro di quei momenti che non dimenticherò mai nella vita. Così come assistere, a fine celebrazione, alla “messa in moto” del Botafumeiro, uno dei simboli più antichi della Cattedrale di Santiago.
Si tratta di un immenso incensario (ben 53 chili e 1,5 metri di altezza!) di ottone bagnato in argento che ha bisogno di otto tiraboleiros per esser columpiato, ossia fatto oscillare. Una volta azionato, il Botafumeiro raggiunge i 20 metri di altezza e, grazie ad un sistema di pulegge, sfiora una velocità di 68 km/h…

Day 8. Santiago di Compostela [Seconda Parte].
Ho deciso di trascorrere a Santiago una giornata intera perché, al di là di tutto, questa è una cittadina davvero incantevole. Non mi stupisce che siano tantissimi i turisti che, senza bastone, zaino e conchiglia, decidono di fare una tappa da San Giacomo solo per perdersi nei viottoli pittoreschi del borgo.
Lo fanno anche i Pellegrini ma la differenza si nota, eccome… Dai vestiti? No. Dall’odore? No. Dalle occhiaie? No. Dai capelli impazziti? No. Dall’andatura… i Pellegrini sono quelli che zoppicano!

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Day 8. Santiago di Compostela [Terza e Ultima Parte].
Il Cammino di Santiago si compie con amore, devozione, fatica, passione. E non potrà mai esser un pezzo di carta a racchiudere tutte le emozioni vissute, le riflessioni, le attese, le speranze, le vesciche, i dolori, le notti insonni, le docce ghiacciate, i vestiti mai asciutti, gli acquazzoni, le ginocchia andate, le spalle piangenti, le preghiere accorate…
Eppure, una volta giunto alla meta, ogni Pellegrino si reca a ritirare quello che gli spetta di diritto: la Compostela. Ovviamente io non sono stata da meno e così, alla buon’ora, sono andata all’ufficio preposto (Officina del Peregrino) e, dopo due ore di fila, ho ritirato la mia bella Compostela.

Per chi non lo sapesse, si tratta del certificato che attesta l’avvenuto Pellegrinaggio, con tanto di luogo di inizio, data e chilometri percorsi. E’ chiaro che non tutti possono richiedere la Compostela (non è un souvenir) ma soltanto coloro che possono testimoniare di aver percorso almeno 100 chilometri di Cammino a piedi, oppure 200 chilometri in bici o a cavallo.
Come si testimonia? Con la Credenziale, ossia con quel documento che si richiede prima di intraprendere il Cammino di Santiago. E’ su questi fogli che, tappa dopo tappa, il Pellegrino fa imprimere i timbri che marchiano il suo passaggio nei vari luoghi. Possono essere bar, ostelli, chiese, alberghi. Ognuno ha il suo “sello” (timbro), particolare e caratteristico. Ce ne sono alcuni davvero stupendi tanto che molti Pellegrini (io in primis) decidono di riempire la Credenziale (basterebbero due timbri al giorno) solo per poi tornare a casa con qualcosa di autentico da conservare.
Se notate nella mia ci sono ancora alcuni spazi vuoti… ma, suvvia, davvero pensavate che finisse qui? Oltre Santiago c’è di più! E domani ve lo mostro.

Day 9. Muxia [Prima Parte]
Tutti i Pellegrini sanno che, oltre Santiago de Compostela, c’è di più. C’è una strada, antichissima, che i romani percorrevano quando ancora si credeva che la terra fosse piatta e che i nostri Pellegrini “avi” intraprendevano seguendo, letteralmente, le orme di San Giacomo. Dovete sapere che l’Apostolo, prima di rientrare in Palestina, predicò un’ultima volta lungo la Costa Da Morte, dinnanzi all’oceano Atlantico, in un posto chiamato Muxìa.
Ricordate che la mia Credenziale aveva ancora qualche spazio vuoto? Bene, oggi ho riempito uno di quegli spazi con il sello di questo posto spettacolare…

Day 9. Muxia, la storia. [Seconda Parte]
Muxìa sorge in una delle zone più pittoresche della Galizia, nell’estrema parte occidentale della Spagna, lungo la Costa Da Morte, ed è nota per diversi motivi. Il primo è legato al l’Apostolo San Giacomo e ne è testimone il Santuario Vergine della Barca che si affaccia direttamente sull’oceano. Il secondo è invece più triste ed è legato alla tragedia della nave petrolifera Prestige che, dinnanzi a queste coste, affondò nel 2002 provocando uno dei più grandi disastri ecobiologici di tutti i tempi. I resti dell’imbarcazione si trovano ancora in mare, a pochi chilometri dalla Costa Da Morte (così chiamata proprio per i numerosissimi naufragi che qui si sono verificati e, ahimé, si continuano a verificare).

Se osservate bene, nonostante siano passati ben 15 anni, gli scogli dinnanzi al Santuario Vergine della Barca sono ancora neri, segno indelebile della strage. In ricordo della tragedia, i galiziani hanno fatto ergere in questo luogo un monumento chiamato A Ferida (La Ferita), la cui spaccatura in mezzo ne è il simbolo indiscusso. Il terzo motivo per cui Muxìa è nota è infine legato ad una curiosità cinematografica. E’ su questi scogli, infatti, che sono state girate le ultime scene di The Way (il Cammino), film del 2010 il cui regista è Emilio Estevez. La trama è bellissima. L’attore principale, Martin Sheen (padre vero del regista) scopre che il figlio è morto durante il Cammino di Santiago e così decide di intraprenderlo lui stesso…

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Quando sono arrivata qui non credevo ai miei occhi. Io, siciliana Doc, sono abituata alla vista del mare e delle spettacolari coste de ‘noantri. Eppure, credetemi, l’odore del vento oceanico sul volto e il sapore autentico di questo mare sono sensazioni difficili da eguagliare. Così mi sono seduta e, imitando la grazia dei gabbiani, ho iniziato a contemplare l’infinito.

Day 10. Costa da Morte [Parte Prima]
Dopo essermi lasciata Muxìa e il suo Santuario alle spalle, ho iniziato a percorrere la Costa da Morte. Si tratta di uno dei paesaggi più belli e pittoreschi della Galizia, tanto affascinante quanto ostico. Basterebbe solo il nome a caricare questa zona di incanto, mistero e terrore… eppure, come sempre, un nome non è nulla dinnanzi alla realtà.
A scrutare quella sabbia bianchissima ed il mare blu cobalto, lo direste mai che qui, su questi scogli, si sono infrante decine, centinaia, migliaia di barche? La Costa della Morte è così chiamata proprio perché, sia in passato che ancora oggi, è stata terribile teatro di naufragi e stragi in mare.

Vi confesso che sarei rimasta ore ed ore ad osservare quelle scogliere a picco sull’oceano, a sentire il fragore delle onde che si infrangono sulla pietra, a scrutare i gabbiani che lottano contro il vento per raggiungere un ancora sicura…
Ma il tempo non è mai abbastanza e così, pur di racchiudere quell’eternità in un attimo, ho scattato qualche foto…

Day 10. Ézaro [Seconda Parte]
Lungo la Costa da Morte anche il clima è ostico. “E’ la Galizia”, mi continuano a ripetere. Ricordate? Pioggia, sole, nebbia, e poi ancora pioggia, sole, nebbia. Tutto nell’arco di pochi minuti.
Non è quindi qui, su queste spiagge tanto belle quanto terribili, che i turisti vengono a trascorrere le loro estati…
Eppure è un peccato perché è esattamente qui che si incontrano meraviglie sublimi, scorci di paesaggio che sembrano usciti direttamente dalla foresta amazzonica. Ne è un esempio la Cascada de Ézaro, una spettacolare cascata di acqua dolce che si getta direttamente nell’Oceano. E’ un fenomeno unico in tutta Europa. Si tratta, di fatto, della foce del Rio Ézaro che, dopo essersi districato tra paesaggi e campagne, inizia la sua “discesa” dal Mirador, punto panoramico, per poi catapultarsi dritto dritto nell’Atlantico…

Day 10. La Carnota [Terza e Ultima Parte].
Il Cammino di Santiago è un lungo percorso che passa attraverso le zone più rurali e vere della Galizia. In questi posti, sembra che il tempo si sia fermato a secoli fa, quando la pietra era l’elemento dominante del paesaggio e la cultura celtica influenzava le credenze mistiche e religiose degli abitanti. Ne sono degli esempi le Cruceiros, le croci poste al centro degli incroci o vicino le Chiese, così come gli Horreos, gli antichi granai.
Durante i chilometri che mi separavano da Santiago, vedevo horreos ovunque. All’inizio credevo fossero piccoli cimiteri, per via della strana struttura e delle croci poste sopra. Poi mi è stato spiegato che si tratta di granai, antichissimi, in cui i galiziani usavano conservare i loro raccolti. Quelli più grandi appartenevano alle Chiese dei vari borghi (dovevano essere più spaziosi per via della decima che ogni abitante doveva versare), quelli più piccoli erano invece singoli, ad uso e consumo di ogni casa.
L’horreos più grande della Galizia si trova a La Carnota ed è tanto maestoso quanto famoso. Lungo ben 35 metri, esso sorge a pochi chilometri dalla Costa da Morte e, come tutti gli altri, è Patrimonio culturale. Ciò vuol dire che nessun horreos, in Galizia, può essere distrutto.
E’ una cosa bellissima perché, come ogni Pellegrino va imparando passo dopo passo, anche questo è uno dei simboli-chiave di tutto il Cammino di Santiago.

Day 11. Finisterre, Fisterre, Finis Terrae, la fine della terra.

In qualunque modo la si chiami, essa è la fine del mondo. Quando ancora i romani credevano che il nostro pianeta fosse piatto, è qui che fissarono il confine ultimo dell’universo. Ed è esattamente qui, laddove la terra finita lascia spazio all’Oceano infinito, che i Pellegrini ritrovano l’ultima vera meta del loro Cammino: il Kilometro 0.0.

Metter piede nella Fine del Mondo mi ha regalato un’emozione tanto dolce quanto forte. Se a Santiago è la salvezza che trionfa, qui, a Finisterre, è il senso di beatitudine ad invadere ogni cosa.
Sei arrivato, sei arrivato laddove tutto ha inizio e fine, sei arrivato nel luogo in cui era giusto terminare il tuo Cammino, dopo un lungo peregrinare.

E tradizione vuole che, una volta giunti a Finisterre, i Pellegrini brucino uno dei loro indumenti, bacino il kilometro 0.0, raccolgano una conchiglia dalle bianche spiagge e purifichino il loro corpo e la loro anima tuffandosi nell’Oceano Atlantico. Solo così, lavate via le fatiche, gli affanni e i vecchi mali, si può rinascere a vita nuova.

Io, a nuova vita, mi sento di esser rinata davvero. Adesso la mia Compostella è stata riempita, l’ultimo sello è stato impresso, il mio Cammino di Santiago è concluso.
Finisterre: THE END.
Perché ogni fine è sempre un nuovo inizio. Ed ogni inizio è sempre un nuovo viaggio, dentro e fuori se stessi.

Veronica Crocitti

#InViaggioConVeronica