Nelle oasi del deserto del Thar quasi tutte le strutture alberghiere, oltre a un numero elevato di agenzie, offrono la possibilità di fare un safari o di una sola giornata con cena inclusa oppure di due giorni con una notte passata nelle tende, tra le dune. Il business più importante in tal senso si sviluppa a Jaisalmer. Quella che un tempo era la città carovaniera più famosa della regione, è riuscita a conservare il suo primato riconvertendo le rotte dei dromedari dal commercio di merci al trasporto di stranieri.

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Deserto Thar - India

Deserto Thar – India

Forse ai viaggiatori più navigati la cosa può sembrare un po’ troppo turistica, eppure è sicuramente consigliabile, preferibilmente in bassa stagione. Al di là dei compagni di trasferta che si fanno i selfie e dei cammellieri che ti strappano la macchina fotografica per infliggerti decine di foto, il deserto va guardato da vicino.

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IL SAFARI. Si viene condotti in jeep nel pomeriggio lungo la strada dritta e nuova che corre verso nord-ovest, passando dall’hotel più lussuoso della città (praticamente un forte a sua volta), da qualche base militare e dalla fascia di enormi pale eoliche che, in nome dell’energia sostenibile, deturpano a decine il paesaggio. Una volta lasciato tutto questo alle spalle, restano solo il deserto e la strada.

Deserto Thar - India

Deserto Thar – India

I dromedari attendono accovacciati sulle rocce, impacchettati in lunghe coperte colorate, quasi vestiti a festa. Non hanno un’aria allegra, con le ossa occipitali sporgenti e i grossi denti gialli costantemente esposti in smorfie di sbadigli e ruminazione, in genere non sembrano molto espansivi e cordiali. Ma il lavoro che li spetta non è stancante e non fa pensare alla crudeltà e allo sfruttamento che spicca, invece, nell’impiego degli elefanti per il trasporto di turisti. Nessun animale qui viene picchiato o maltrattato e fa solo quello che è abituato a fare, per routine come per natura, camminare nel deserto del Thar. A parte il marchio a fuoco delle diverse mandrie, inciso sul collo o su una coscia, che ne contraddistingue la proprietà, i dromedari sono robusti e sani, e sembrano ben curati. Probabilmente per un rispetto millenario, ma anche per quello che valgono: i cammellieri che li assistono non sono i proprietari delle bestie, che se ben trattate possono vivere sino a 45 anni, e c’è da essere certi che i padroni, per il costo elargito per ogni singolo capo e per il guadagno che ne ottengono con il proficuo business dei safari, esigono un buon trattamento. Viene da pensare, osservandoli, che conducano una vita più sicura e comoda di gran parte della popolazione indiana…

Deserto Thar - India

Deserto Thar – India

IN SELLA AI DROMEDARI. Salire sul dorso di un dromedario è un’esperienza letteralmente da vertigine. Quando si alzano, di scatto e con un’agilità inaspettata, ci si rende conto che sono molto più alti di quanto non sembri in un primo momento. Inoltre, l’andatura ondeggiante e nervosa non facilita il recupero di un certo equilibrio. Le selle sul dorso dell’animale sono due, divise dall’unica gobba centrale, e potrebbero portare due persone. Solitamente, però, viene assegnato solo un animale a testa e la seconda sella giova per il trasporto dei pacchi che contengono il necessario per la cena che dovrà essere preparata da lì a poco nel più tradizionale dei modi. Il pelo è duro e secco, leggermente più morbido nella parte della corta criniera e dei curiosi ciuffetti che fanno capolino sul capo ossuto.

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LA CAROVANA. I cammellieri che gestiscono la piccola carovana del deserto del Thar, composta in questo caso da sole cinque persone (tre ragazze cinesi e due europei), sono tre: il capo è il padre, gli altri i due figli minori, un adolescente il più grande, un bambino di massimo dieci anni il più piccolo. Tutti e tre vestiti con tuniche di colore diverso: bianca quella del padre che procede in testa, blu quella del figlio mediano che chiude la carovana e verde quella del più piccolo che sta ancora imparando il mestiere. Loro procedono a piedi ed alle proteste di chi fa notare che non è giusto che si stanchino, i ragazzini sorridono e rispondono, in inglese, che è quello che fanno sempre, che la strada non è molta e poi funzionava così dai tempi delle vecchie carovane, quelle che passando da queste stesse rotte attraversavano l’intera Asia per finire sulle sponde del Mediterraneo…

Che due minori siano ritratti a lavorare non deve, purtroppo, sorprendere. In India il lavoro minorile è drammaticamente diffuso e addirittura giustificato da una legge di Stato che lo consente se svolto “per aiutare la famiglia in difficoltà economica”. Come per secoli è avvenuto nelle tribù dei villaggi che costellano il deserto, i due ragazzini della nostra carovana stavano imparando il mestiere antico degli avi, come se il tempo si fosse fermato o anche passando, non portasse in quelle regioni nessuna novità significativa. Il padre, alto e secco, una volta fermata la carovana, ci spiega che non ci sono scuole in quella zona e che il proprietario paga al mese un salario di 3.000 rupie per il suo lavoro e di 1.000 per quello del ragazzo più grande.

IL TRAGITTO. Il tragitto nel deserto del Thar non è lungo, giusto il tempo di raggiungere le dune di sabbia, un po’ più a nord. Silenziose ed eleganti, fanno l’effetto di grosse onde solidificate e ingiallite dal tempo. Camminare sui bordi provoca piccoli rivoli e colate tanto vellutate da sembrare liquide. La sabbia assorbe i rumori, o genera il silenzio. Un cespuglio campeggia nello spazio tra due dune mentre un po’ in lontananza, quando già la roccia contende il paesaggio alla sabbia, un albero scheletrico è arricchito da panni rossi lasciati ad asciugare, come drappi un po’ macabri. Più in là, precluso allo sguardo, sorge un villaggio di capanne e capre. I dromedari, felici, corrono a brucare le dure e ferree piante che fanno capolino qua e là nell’immensità ocra che sembra aver ricoperto ogni cosa. Presto anche loro scompariranno assorbiti dall’orizzonte ondulato, lunare. Sulla cresta di una duna, in lontananza, un’altra carovana. I drappi rossi e gialli dei dromedari sono gli stessi che poi vengono sfilati dai dorsi e stesi per terra a formare stuoie dove sedersi e, soprattutto, dove consumare il cibo cucinato in loco, con attrezzi di fortuna anneriti dal tempo e dall’uso. Il vento accompagna tutto mentre le nuvole rendono più clemente il caldo, ma nascondono in parte il sole prossimo al tramonto.

Preparazione cena nel deserto Thar - India

Preparazione cena nel deserto Thar – India

IL CIBO NEL DESERTO. Non ci sono posate nel deserto del Thar, e solo il chapati (le focaccette non lievitate che sostituiscono il pane in tutta l’Asia) impastato e cotto al momento su una lastra nera lucente, può aiutare a consumare la cena fatta di riso in bianco accompagnato da un minestrone di zucchine e patata, più salsa piccante. Un topino del deserto, morbido quanto un criceto, zampetta audacemente e si rifugia sotto il cespuglio appena in tempo prima di essere aggredito da un enorme corvo bruno, in agguato.

Nel frattempo i colori del tramonto hanno conquistato il cielo a dispetto delle nuvole. Se il cielo si incupisce in rossi e viola, la terra diventa lucida, quasi argentea. Alcuni dromedari tornano dal pascolo, si accovacciano, massici e immobili, statue di loro stessi, contro la tavolozza variopinta che si incupisce sempre di più sulle dune di sabbia lucida del deserto del Thar.

Eleonora Corace