La Rubrica “Italiani all’Estero” va in missione nel lontano Sud Asia per raccogliere la testimonianza di Giacomo, torinese di 71 anni, approdato nelle splendide Filippine per amore.

Ciao Giacomo, raccontaci un po’ di te.

Ciao Veronica. Io mi chiamo Giacomo Daghero, ho 71 anni e sono nato a Moncalieri, paesino della provincia di Torino. Ho conseguito in un primo tempo un diploma di ragioneria e, in seguito, una laurea in ingegneria civile. Ho lasciato l’Italia nel lontano ’73 con una società di costruzioni della mia città natale e, da allora, ho praticamente girato il mondo: Africa, Sud-America, Medio Oriente, Sud Est Asiatico.

Come mai, alla fine, sei approdato proprio nelle Filippine?

Questioni d’amore. Nel mio lungo peregrinare, infatti, ho conosciuto a Taiwan la mia attuale moglie e, seguendo il mio cuore, ho infine deciso di gettare le basi per concludere la mia esistenza nelle Filippine. Sono residente fisso, qui, dal 2013 anche se già dal ’96 avevo cominciato ad acquistare alcuni terreni e a costruire una casa da destinare a dimora permanente. Adesso vivo a Guimba, cittadina prettamente rurale che ha dato i natali a mia moglie.

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Era questa la vita che cercavi e sognavi?

Assolutamente sì, il mio sogno è sempre stato quello di avere una fattoria, una famiglia, una vita tranquilla. Nelle Filippine sono riuscito realizzare questo sogno. Non rimpiango l’Italia e voglio che termini qui la mia esistenza.

Parliamo del lavoro nelle Filippine… è difficile trovare occupazione?

In questo Paese c’è un alto tasso di disoccupazione e trovare lavoro come dipendente è davvero molto difficile, considerando anche che le paghe sono molto basse. Se si vuol fare un rapporto con l’Italia del “cost of living”, quello che più mi colpisce è il fatto che i servizi ed i trasporti sono veramente poco costosi mentre elevatissimi sono i costi della Sanità e dell’Istruzione. In
questo Paese si può vivere discretamente in provincia con circa 1000 euro al mese, mentre ce ne vogliono almeno 3000 per vivere in una delle grandi città.

Che cosa ami di più di questo Paese?

Personalmente, mi sono innamorato della gente del posto, della loro cultura, dalla loro gentilezza e del grandissimo rispetto verso gli anziani, siano essi di famiglia oppure no. La gente di provincia è cordiale e di una umiltà che disarma… I filippini sono socievoli e sempre allegri. Nonostante vivano in uno stato di semi-povertà, sono sempre pronti ad aiutarti senza che tu lo chieda e a darti suggerimenti per evitare ti possa incontrare problemi di qualsivoglia natura. Le amicizie che ho trovato qui non sono paragonabili a quelle avute nei vari Paesi in cui ho vissuto, però le ho tutte impresse nel cuore.

Tu hai fondato una fattoria nelle Filippine. Come la gestisci?

Nella mia fattoria do lavoro a 42 persone e, tutti insieme, siamo riusciti a creare un’armonia tale che i risultati, al momento dei raccolti, ne vediamo i risultati. Grazie alla mia lunga permanenza in svariati Paesi stranieri ho acquisito il pregio di accettare e di abituarmi ai vari usi e costumi dei filippini. Anche se una delle cose che non riesco ad accettare è la mancanza di disciplina nel traffico cittadino, tipica dei Paesi del terzo mondo, ed il gran baccano che contorna i grandi eventi quali un matrimonio, una festa di compleanno…

Consiglieresti ai giovani italiani di trasferirsi nelle Filippine? 

Dipende. Trasferirsi qui per trovare lavoro non è una buona soluzione in quanto le paghe miserevoli non possono dare un decente tenore di vita… Di contro, a chi possiede un piccolo gruzzolo da investire nell’apertura di un ristorante, di un resort
o in qualcosa che possa creare un business produttivo, consiglio davvero questo Paese che può dare delle grandi soddisfazioni. Sempre fermo restando che le leggi locali sono molto conservatrici e quindi ogni business deve avere un partner locale di maggioranza (tutti consigliano un coniuge locale).

Cosa ti manca di più dell’Italia?

Del nostro Bel Paese ho degli ottimi ricordi e, avendo passato molti anni nel Sud Italia, devo dire che mi mancano le orecchiette fatte in casa, la salsiccia calabrese sott’olio e… seguire allo stadio il mio amato Torino… Tutto il resto è storia!

Intervista realizzata da Veronica Crocitti