Punta nord-occidentale del Continente Nero, Paese dalle influenze arabe, andaluse e berbere, il Marocco è un luogo in cui tutto sembra poter succedere…. e forse succede veramente. Ho trascorso 11 giorni on the road alla scoperta delle meraviglie di questo Stato tra deserto, oasi e oceano. Ho percorso quasi 3.000 chilometri lungo un itinerario che, da Casablanca, mi ha condotto prima verso nord, a Chefchaouen, poi verso sud-est, a Merzouga e Imlil, e infine verso ovest, a Essaouria e Marrakech.

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Durante questo tragitto ho scritto un diario di viaggio in cui ho impresso tappe, chilometri, emozioni, sensazioni e idee. Se la vostra intenzione è quella di organizzare un viaggio in Marocco, dopo aver dato un’occhiata a questa guida con tutte le informazioni pratiche, vi potrà sicuramente esser utile leggere questo diario per prendere spunto su percorsi e mappe.

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🇲🇦 Day 1. Catania-Casablanca (Aereo diretto: 3 ore con Air Arabia) 🇲🇦

Sono di nuovo in Africa, e questo mi basta per esser felice. L’aereo diretto Catania-Casablanca è atterrato in piena notte, quando ancora la grande capitale economica del Marocco sonnecchiava. Io, di dormire, non ne avevo alcuna intenzione tanto era grande l’emozione. Siamo partiti stamattina presto. Colazione, caffè, bagaglio sul pulmino e via. Sì, perché questo on the road attraverso le meraviglie del Marocco lo facciamo sul pulmino della Dafli Tours. Casablanca ci sta già mostrando il meglio di sé con la sua spettacolare Moschea Hassad II che si affaccia direttamente sull’oceano atlantico. E’ domenica mattina, si respira aria di mare, pace, silenzio… e quest’avventura è solo all’inizio.

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🇲🇦 Day 1 – Casablanca/Rabat (87 km) 🇲🇦

Dopo aver lasciato la splendida Casablanca, ci siamo diretti a Rabat, la Capitale politica del Paese. Rabat sorge a due passi dall’oceano atlantico e custodisce al suo interno alcune meraviglie divenute Patrimonio Universale dell’Unesco. Il suo simbolo è la Torre Hassan, un minareto del XII secolo che si erge sulle rovine di un’antica moschea.

Passeggiando tra le trafficate strade si rimane inebriati da odori e sapori speziati. I mercati sono attivissimi, così come le bancarelle dove è possibile trovare ogni cianfrusaglia. Ho assaggiato il tajine, piatto tipico della cucina berbera, e poi, pienamente soddisfatta, mi sono persa tra i viottoli bianchi e azzurri della Kasba degli Oudaïa. Questa fortezza reale è circondata da giardini francesi e, meraviglie delle meraviglie, si affaccia direttamente sulla spiaggia.

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🇲🇦 Day 2 – Chefchaouen (250 km da Rabat) 🇲🇦

La chiamano la “Città Blu” ed è un gioiello azzurrissimo incastonato nella parte settentrionale del Marocco, non lontano da Tangeri. Chefchaouen non ha bisogno di presentazioni, basta uno sguardo fugace per capire quanto sia magica.

Stamattina mi sono svegliata tra questi viottoli blu cobalto ed ho camminato, senza meta, come se stessi volando tra le nuvole. Chaouen ha la capacità di farti sognare ad occhi aperti, di farti tornare alla mente quelle favole che ti raccontavano da bambina, di farti sentirti una principessa in mezzo ad una distesa di purezza.

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🇲🇦 Day 3 – Fès (200 km da Chefchaouen) 🇲🇦

Ogni giorno un nuovo risveglio, ogni giorno un nuovo scorcio, ogni giorno un nuovo angolo da vivere e scoprire. Abbiamo lasciato Chefchaouen, la Città Blu, e ci siamo diretti a Fès, la capitale culturale del Marocco.

Fès è una città immensa, un luogo imponente che sorge nel cuore settentrionale del Paese e che custodisce in sé due anime ben distinte: la Medina, centro pulsante e antico, e la parte moderna. Quando ho varcato Bab Bou Jeloud, la porta occidentale della vecchia città, mi sono ritrovata immersa in un labirintico vortice di bancarelle, stradine talmente piccole da risultare quasi impercorribili, asinelli che trasportavano merci, odori e sapori speziati, negozi, mercati, souvenires. Perdersi tra i vicoli di Fās al-Bālī è facilissimo, così come capire perché Fès è considerata uno dei centri più attraenti di tutto il mondo islamico.

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🇲🇦 Day 3 – Fès/Merzouga (470 km) 🇲🇦

La strada verso il Sahara è lunga, rovente, insidiosa, ma anche piena di meraviglie. Nelle quasi 8 ore che dividono Fès dal deserto, ho visto di tutto. Innanzitutto, ho visto cambiare completamente il paesaggio. Le costruzioni hanno lasciato spazio alla sabbia, le case alle Kasbah, l’erba alla terra.

Ad Azrou le scimmie mi hanno tirato la gonna per avere delle banane, ad Agalman ho conosciuto una famiglia di nomadi, mi sono seduta con loro, abbiamo condiviso thè e pane.

Pian piano il caldo è divenuto asfissiante. A Zaida ci siamo fermati in una locanda berbera, in mezzo al nulla. Ho mangiato la carne più vera della mia vita ed assaggiato il riso più dolce al mondo. A Zouala sono entrata in un vero hammam e infine, a Merzouga, ho visto il deserto.

🇲🇦 Day 4 – Merzouga, Sahara Desert 🇲🇦

Tutte le albe sono dolci, ma alcune lo sono di più. Stamattina ho aperto gli occhi e mi sono ritrovata circondata da dune di sabbia. Per un attimo ho creduto di stare ancora sognando. Poi, pian piano, ho iniziato a realizzare che era accaduto tutto realmente. La cena sotto le stelle, i canti con i berberi, il deserto, il vento incessante che, per tutta la notte, era venuto a bussare alla mia tenda…

Ad aspettarmi, là fuori, c’erano due dromedari. Era la prima volta che vedevo questi animali nel loro habitat naturale. Li ho accarezzati, come solitamente faccio la mattina con la mia gatta, e poi ho chiesto il permesso di salire. Insieme, ci siamo addentrati nel cuore del Sahara, laddove tutto è pura magia, laddove tutto è un sogno da cui non vorresti svegliarti mai.

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🇲🇦 Day 5 – Sahara Desert/Dadès Valley (250 km) 🇲🇦

Salutare la magia del deserto non è stato facile, eppure il Marocco ha ancora tantissimo da regalarmi e, piano piano, inizio ad accorgermi di quanto questo Paese sia vario e colmo di sorprese. Innanzitutto sto scoprendo una popolazione accogliente oltre ogni dire. Qui si condivide tutto. Si passano giornate intere a prender the alla menta, rilassarsi, parlare del più e del meno.

La strada che separava Merzouga da Dadès Valley non era lunga, ma le tappe sono state tante e mi hanno permesso di toccare con mano la vera parte Berbera del Paese. A Rissani ho scoperto la differenza tra le varie tuniche indossate dagli “autoctoni”, a Tinghir ho mangiato a casa di una famiglia berbera in una terrazza che si affacciava direttamente sulle rocce rosse dell’Alto Atlante. Le città si confondono con i colori del paesaggio, il confine tra mura e terra diviene quasi impercettibile, le case sono inglobate nelle rocce.

Sono qui da cinque giorni ma ho già imparato a capire l’importanza dell’acqua, che in Italia abbiamo in abbondanza e quindi ci sentiamo autorizzati a sprecarla. Nel cuore del Marocco, i villaggi-oasi crescono nei pressi dei fiumiciattoli e la vita stessa ruota attorno ad essi.

Prima di arrivare nella cinematografica Dadès Valley, ci siamo fermati alle Gole di Todra, un suggestivo luogo dove le famiglie vanno a trovare ristoro dal vero caldo africano. I bambini giocano e si rinfrescano, mentre le mamme si tuffano nelle acque per sfuggire all’arsura. L’ho fatto pure io. Ho tolto le ciabatte e ho trovato il mio momento di benessere. In mezzo al nulla, in mezzo alla natura, in mezzo alla pace.

🇲🇦 Day 5 – Dadès Valley 🇲🇦

Sono una delle meraviglie del Marocco, ed è fin troppo facile capire perché. Le gole di Dadès ti ammaliano con i loro colori, le loro forme, i loro paesaggi. Percorrere la strada che si snoda in mezzo a queste pareti rossastre è stato un piacere per gli occhi e per il cuore. Anche qui le kasbah si fondono con le rocce, formando un tutt’uno con queste particolarissime conformazioni chiamate “il cervello dell’Atlantes“.

Il punto più celebre della Dadès Valley è quello che si apre sulle “dita delle scimmie”, laddove tutto è armonia e tutto è silenzio.

🇲🇦 Day 6 – Dadès Valley/Ouarzazate (115 km) 🇲🇦

Dovevo arrivare fin nel cuore del Marocco per imparare, sulla mia pelle, i concetti di “caldo africano” ed “escursione termica”. L’afa che di giorno sembra toglierti il respiro, di sera si trasforma in una brezza leggera, fresca, rigenerante. Da quando sono qui, ho trasformato la notte nella mia oasi personale, nella palma sotto cui rifugiarmi, nel fiumiciattolo a cui attingere per ricevere un po’ di ristoro. E dire che, lungo il tragitto che separava la scenografica Dadès Valley da Ouarzazate, di oasi vere ne ho viste tantissime.

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Dalla Valle delle Rose, così chiamata per gli spettacolari fiori spinosi e profumati che qui vi crescono a distese, all’Oasi di Fint, un gioiellino paradisiaco incastonato nel cuore dell’Alto Atlante…

🇲🇦 Day 6 – Ouarzazate 🇲🇦

Ciak, si gira 🎥 Ouarzazate è la città dei film, degli Atlas Studios, del Lawrence d’Arabia, del Kundun di Martin Scorsese, di quegli scenari paradisiaci che ritroviamo ogni qual volta al cinema proiettano zone desertiche e surreali.

Al di là della notorietà cinematografica, però, Ouarzazate è un grande e variegato centro. La parte vecchia è un intreccio di vicoli e abitazioni fatte di fango, la Kasbah Taourirt è patrimonio dell’UNESCO e la piazza centrale, dove la sera la popolazione si raduna per giocare e passare le ore in compagnia, è un concentrato di condivisione e allegria.

🇲🇦 Day 7 – Ouarzazate/Imlil (245 km) 🇲🇦

Abbiamo lasciato la rovente Ouarzazate per dirigerci ancora più a sud, verso le montagne. La nostra destinazione è Imlil, un villaggio berbero che si trova a oltre 2mila metri di altezza. Lì ci aspetta una famiglia che ci darà cibo e rifugio per la notte.

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La strada per Imlil è piena di tornanti, strade quasi impercorribili e panorami da lasciare senza fiato. Durante il tragitto facciamo tappa a Ksar Ait-Ben-Haddou, una città fortificata divenuta Patrimonio dell’Unesco. Dalla sua cima è possibile vedere il fiume Ouarzazate e, più in là, la città più moderna. Anche stavolta ho indossato la mia tunica rosa e, aprendo le braccia, ho cercato il mio momento di benessere confondendomi col paesaggio.

🇲🇦 Day 7 – Imlil 🇲🇦

I viaggi, quelli veri, li vivi attraverso le parole e le usanze della gente. Li vivi prendendo un the con loro, assaggiando un dolcetto a forma di khmissa, immergendoti nel mercato di Asni, dormendo sulla vetta del monte più alto del Marocco a casa di una famiglia berbera, condividendo con loro ore intere. Questi sono i viaggi che amo e che, passo dopo passo, continuano a riempire la mia valigia di esperienze uniche e indimenticabili.

Imlil è un paesino che sorge a 2mila metri di altezza nel cuore del Marocco, una landa di terra circondata da pace e silenzio. E’ qui, tra i monti, che molti abitanti di Marrakech giungono nei weekend estivi per trovare frescura e ristoro. Sì, perché a Imlil la temperatura è talmente bassa che non sembra neanche di stare a poche ore di distanza dai 55 gradi del Sahara.

Stasera rimarrò a Imlil. Ho già indossato la mia giacchetta e mi sono seduta dinnanzi al tramonto. Guardo il sole calare e penso che sì, anche oggi è stata una meravigliosa giornata.

🇲🇦 Day 8 – Essaouira (242 km da Imlil) 🇲🇦

Dal deserto alle montagne, dalle montagne al mare. Ma come ve la spiego l’emozione di aver rivisto quella distesa azzurrissima chiamata Oceano Pacifico? Essaouira è la Città del Vento, dei gabbiani e dei gatti.

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Bianco e azzurro sono i colori che dominano in questa landa di terra marittima che odora di pesce fresco e grigliate. La Medina, parte antica della città, è un dedalo di vicoletti, tappeti, mercati e colori.

A Essaouira sto trascorrendo ore spensierate rincorrendo i gabbiani, giocando coi gattini, mangiando come veri re. Sì, perché i pranzi qui sanno essere davvero divini. Dopo aver fatto un giro tra le bancarelle del porto, abbiamo comprato del pesce freschissimo, ci siamo seduti nei tavolini, abbiamo messo tutto alla griglia e adesso.. Bssaha!

🇲🇦 Day 9 – Marrakech (200 km da Essaouira) 🇲🇦

Immaginate un vortice di voci, scarpe, lampade, tappeti, serpenti, vestiti, sedie, gente, gente, gente. Immaginate che questo vortice abbia un perimetro di ben 19 chilometri. Immaginate di trovare, all’interno di questo spazio immenso, un labirinto di vicoli e vicoletti, dove gli abitanti sfrecciano con bici e motorini perdendosi tra i colori e gli odori dei souk. Immaginate tutto questo e pensate che è solo una piccola descrizione di quello che è la Medina di Marrakech, cuore vero e antico della città, laddove tutto è movimento, vendita, confusione.

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Stamattina mi sono svegliata in un Riad posizionato all’intero di questa zona. Molti turisti preferiscono dormire al di là della cinta muraria della Medina, nella parte moderna, dove taxi e auto transitano con facilità e la vita assume i caratteri della quasi normalità. C’è un motivo per tutto questo. Perdersi tra i vicoli dei souk di Marrakech è fin troppo facile, così come è fin troppo facile sentirsi disorientati in mezzo a tutta quella confusione. Ecco perché, almeno per la prima volta, è sempre consigliato avere una guida affianco, soprattutto se non si è ancora abituati a questo mondo completamente differente dal nostro, dove tutti ti chiamano, tutti vogliono venderti la propria mercanzia, tutti vogliono trattare sui prezzi e tutti vogliono farti complimenti per attirarti nelle loro botteghe.

Marrakech è stupenda, ma se non si è preparati alla sua stramba bellezza, si rischia di rimanerne scottati. Il mio amico Abdel (fedele compagno di viaggio nonché guida della ) è stato bravissimo a “iniziarmi” a questo intricato labirinto. Abdel mi ha spiegato la differenza di ogni souk, mi ha condotto nella Kasbah, mi ha mostrato l’arte della lavorazione del pellame, del cuoio, del ferro, mi ha portato a mangiare tajine nella infinita piazza di Jamaa el Fna e, dopo avermi dato altre due dritte, ha lasciato che mi immergessi sola nella grande Medina e sperimentassi, sulla mia pelle, cosa vuol dire vivere la più eclettica città del Marocco.

🇲🇦 Day 9 – Marrakech [Seconda Parte] 🇲🇦

Questa città continua a stupirmi passo dopo passo, vicolo dopo vicolo, Moschea dopo Moschea. E se pian piano inizio ad abituarmi alla preghiera musulmana che, ogni notte alle 4, riecheggia in tutta la Medina costringendomi ad alzarmi dal letto di soprassalto, alle diverse e controverse anime di Marrakech non penso che mi abituerò mai.

Questo pomeriggio ho visitato alcuni dei “must” della città, sia fuori che dentro le mura. Mi sono immersa nel verde del Giardino Majorelle, al cui interno si trovano la villa e le ceneri di Yves Saint Laurent, ho vagato nell’azzurro del Giardino Secreto, mi sono rifugiata nella storia dell’acqua del Museo Mohammed VI e, dopo aver preso un rigoroso the alla menta, mi sono seduta su una delle terrazze di Piazza Jamaa El Fna ed ho osservato le danze dei serpenti al tramonto…

🇲🇦 Day 10 – Marrakech 🇲🇦

Ieri sera ho assistito ad uno dei tramonti più belli della mia vita. Dopo aver girovagato in un lungo e in largo per i souk della Medina, perdendomi tra voci e colori, sono salita su una delle terrazze che si affacciano su Jamaa El Fna, ho ordinato il mio the alla menta ed ho aspettato che il sole calasse. Quando le tenebre sono calate, la grande piazza si è trasformata in un turbine di rumori, odori, spettacoli, danze dei serpenti, cartomanti, equilibristi, illusionisti. Magia, magia, magia.

🇲🇦 Day 11 – Marrakech 🇲🇦

Il mio viaggio in Marocco sta per giungere al termine. Tra qualche ora tornerò a Casablanca per prendere un aereo diretto verso la Sicilia, la mia terra. Sto cercando di trascorrere questi ultimi istanti godendomi Marrakech in tutto e per tutto. Stamattina ho provato l’hammam, un’esperienza che, se vieni qui, devi assolutamente fare. Sono uscita da quel posto con la pelle splendente e l’anima purificata. Sì, perché tutto ciò che ha a che fare con l’acqua, in questo Paese, ha a che fare con la spiritualità.

L’hammam non è solo la rigorosa rigenerazione dell’epidermide (che dopo dieci giorni on the road mi serviva pure) ma prima di tutto è la rigorosa rigenerazione dello spirito. Trascorrerò le ultime ore continuando a perdermi tra gli odori e i sapori dei vicoli della Medina, alla scoperta degli ultimi “must” della città come il Palazzo El Badi, la Moschea della Koutoubia, le Tombe dei Saaditi, il Museo della Fotografia e i pittoreschi giardini della Menara.

🇲🇦 Day 12. Casablanca: The End 🇲🇦

Se c’è una cosa che ho imparato da tutti i miei viaggi è che pregiudizi e paure derivano dalla non conoscenza. Abbiamo paura di ciò che non conosciamo, diffidiamo dell’altro perché è diverso da noi, perché non si comporta come noi, perché vive in un modo differente dal nostro. Viaggiare mi ha insegnato ad aprire gli occhi, la mente, il cuore.

E mentre sono seduta all’aeroporto di Casablanca ad aspettare il mio aereo per la Sicilia, riguardo questa foto con Aziz, il “driver” che, negli ultimi dieci giorni, ha percorso quasi 3.000 chilometri per portarmi alla scoperta della vera essenza di questo Paese.

Ripenso ad Aziz, ai miei fedeli compagni di viaggio Jean Pierre e Abdul, alla meravigliosa organizzazione della Dafli Tours. Ripenso ai dromedari, al deserto, ai berberi, alle oasi, al Sahara… Per un istante chiudo gli occhi e, tra me e me, dico choukran.

Veronica Crocitti