Nel cuore della provincia di Messina, a cavallo tra Nebrodi e Peloritani, in una striscia di terra dal profumo bucolico, sorge uno dei Borghi più Belli d’Italia: Montalbano Elicona.

Muntarbanu, così chiamato dai siciliani, è un paesino talmente bello da sembrare quasi finto, talmente estraneo alla frenetica realtà contemporanea da sembrare ancora parte integrante di un’epoca lontana, mistica e surreale. E la percepisci, questa sua irrealtà, molto prima di arrivare al centro, quando ancora, a bordo della tua auto, percorri stai percorrendo i tornanti della Strada Provinciale 110 che, dal mare di Falcone, conducono in cima ai monti.

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Proclamato Borgo dei Borghi nel 2015, Montalbano Elicona è stata la decima ed ultima tappa del mio tour “Sicilia in 500”. Dopo aver iniziato l’avventura a Taormina, ed aver girato in lungo e in largo l’isola, ho deciso di rientrare nella mia Messina ed omaggiarla passando da una delle sue più celebri meraviglie. A bordo di una Cinquecento bianca come la neve, sono così andata alla scoperta del paesino che, un tempo, fu anche la residenza estiva di Federico II d’Aragona.

Prima di addentrarmi nel dedalo di stradine che caratterizzano il centro storico, ho fatto una breve sosta dinnanzi alla Chiesa San Domenico, nella piazza in cui sorgono sia il Comune sia la Statua del Milite Ignoto. Da lì, proseguendo verso la via Mastropaolo, mi sono poi ritrovata alla Basilica Maria Ss. Assunta.

Più andavo avanti più rimanevo stupida dalla bellezza di ogni angolo. Nessuno scorcio, a Montalbano Elicona, merita di essere ignorato. E così, armata di Cinquecento e macchina fotografica, ho iniziato ad immortalare un po’ ovunque pezzi di storia, arte e cultura.

Il Castello, che si erge maestoso al centro del paese, è un luogo ricco di fascino e mistero. Risalente all’epoca araba e bizantina, esso fu ricostruito dai Normanni intorno all’ XI-XII secolo e, nei suoi otto secoli di vita, fu dimora di diverse dinastie, da quella sveva a quella spagnola, passando per le dispute dei Vespri Siciliani e le proprietà dell’Ordine dei Gesuiti. Oggi esso è la “casa” del Museo delle Armi nonché il centro per lo sviluppo del borgo medievale.

Dopo essermi lasciata alle spalle l’affasciante storia del Castello, ho ripercorso a piedi l’intera via Mastropaolo fino ad arrivare, dopo una piccola scalinata, al Belvedere di Montalbano.

Non esiste miglior posto per osservare il mondo se non dalla cima. E così, seduta su una graziosa panchina bianca, ho osservato l’infinita distesa di terra che si adagiava ai miei piedi.

Non so quanto tempo abbia trascorso lassù, a guardare i tetti di Montalbano, a riflettere sul futuro, a pensare ai prossimi progetti. Quello che ricordo è che, a un certo punto, ho capito che era arrivato il momento di andare, di riprendere la Cinquecento, di percorrere la Strada Provinciale 110 per altri cinque chilometri di salita e di addentrarmi in uno dei posti più magici dei Nebrodi: l’Altopiano dell’Argimusco.

Parte integrante della Riserva naturale del Bosco di Malabotta, l’Altopiano dell’Argimusco è un luogo che emana un’aura di fascino e mistero. La sua fama è legata all’esistenza di alcune particolarissime rocce che, per la loro disposizione e la loro conformazione, ricordano le Stonehenge inglesi.

I megaliti dell’Argimusco sono dei roccioni di arenaria quarzosa che risalgono all’erosione eolica ma non è escluso che, in tempi antichissimi, vi sia stato anche l’intervento dell’uomo. A guardarle con attenzione, queste rocce ricordano figure umane e animali tanto che, nel corso del tempo, ognuna di loro si è meritata un appellativo specifico. E così, passando tra l’Aquila, la Scimmia, l’Orante e il Guerriero, anche io e la Cinquecento siamo andate a scoprire l’essenza di questo sito silenzioso e magico….

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Ho lasciato i Megaliti dell’Argimusco e Montalbano Elicona con la consapevolezza che la mia avventura, la mia “Sicilia in 500”, stava per terminare. La tristezza stava prendendo il sopravvento e allora, prima di rientrare a casa, per cercare di far passare la pesantezza che mi stava opprimendo il cuore, ho pensato di trascorrere due giorni avvolta da verde, relax e buon cibo. Il Resort Villa Laura, che sorge a Rodì Milici, mi ha accolta come una viandante in cerca di pace. Mi sono sentita coccolata mentre, con animo rinnovato, mi perdevo tra i venti ettari di terreno e camminavo tra fontane e ulivi. La mia camera, dedicata allo scrittore Sciascia, si affacciava direttamente sulla piscina e recava, sul muro, una delle frasi che, fin da quando vivo su questa isola, ha caratterizzato la mia esistenza: “Sai cos’è la nostra vita? La tua e la mia? E’ un sogno fatto in Sicilia. Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando”.  Per me è stato un segno.

Grazie mia bella terra, grazie per i tuoi colori, i tuoi odori, la tua gente fiera e orgogliosa.
Grazie per il mare, per la neve, per il sole e per le isole.
Grazie per esserci, sempre e comunque, tra amori e contraddizioni, tra paradossi e meraviglie, tra malefatte e generosità.
Grazie Sicilia perché sei come sei, e io non ti cambierei mai.

[Sponsor partner del progetto: Caronte & Tourist, Marina del Nettuno, Cosimo Muscianisi, Dacci un TaglioVilla Laura, 3G Holding, Residence Kalonerò e Parc Hotels Italia].

Veronica Crocitti

#SiciliaIn500