Sbarcare nell’isolotto di Ortigia è stato come sbarcare nel passato per ritrovarsi, d’incanto, in un’epoca antica e sublime. In questa magnifica parte di Siracusa, sembra che il tempo si sia fermato all’era in cui le principesse giravano in carrozza e le folle si adunavano nelle immense piazze per ascoltare i sapienti oratori. E’ come se l’aria, impregnata dell’odore inconfondibile della salsedine del mare, sia riuscita anche a catturare una fragranza di cannella, rendendo l’atmosfera dolce come il miele caramellato.

 

Ripenso alla tenue Ortigia e realizzo che, per la terza tappa del mio tour “Sicilia in 500”, non avrei potuto sceglier di meglio. Mi è semplicemente bastato attraversare il ponticello che collega le due isole per capire che, tra quei viottoli stretti e addormentati, avrei solo potuto scoprire meraviglie. A bordo di una Cinquecento blu, che più blu proprio non si poteva, mi sono immersa nelle stradine salutando i turisti curiosi e respirando aria di felicità. Passando dal lungomare mi sono fermata dinnanzi all’affascinante Fonte Aretusa, uno dei monumenti più celebri di tutta Siracusa.

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Mi sono affacciata, in quello specchio d’acqua dolce che sfocia nel Porto Grande, rievocando nella mente la leggenda di Aretusa e Alfeo. Il mito vuole che Alfeo, figlio del dio dell’Oceano, si sia innamorato di Aretusa spiandola mentre faceva il bagno nuda. La ragazza, però, non apprezzando le lusinghe di Alfeo, fuggì nell’isola di Ortigia dove, per punizione, la dea Artemide la trasformò in una fonte. Zeus allora, commosso dal dolore di Alfeo, decise di trasformare il giovane in un fiume per permettergli di raggiungere, dal Peloponneso ed attraverso tutto il Mar Ionio, la sua amata fonte.

Ancora piacevolmente scossa dalla leggenda di Aretusa, sono poi risalita in macchina per riaddentrarmi nel dedalo di stradine e ritrovarmi, d’improvviso, nell’immensa piazza del Duomo.

La Cattedrale di Siracusa sorge nella parte più elevata dell’isola di Ortigia e, grazie alla sua bellezza, è rientrata a pieno diritto tra i beni protetti dall’UNESCO. Con quel suo stile barocco e rococò, essa osservava con maestosità sia me che la Cinquecento, rimaste incantate a testa in su per renderle omaggio.

Il giro è poi continuato verso la Fontana di Diana, celebre opera di Giulio Moschetti, e l’antico Tempio di Apollo, le cui radici si fanno risalire al VI secolo a. C.

Ho pensato che una giornata perfetta non poteva che concludersi in un modo perfetto, così ho abbandonato l’auto per qualche istante e, respirando salsedine a pieni polmoni, ho camminato verso il lungomare che conduce al Castello Maniace, tra le più importanti fortezze di tutta la Sicilia. Così come lui si affacciava imponente sul mare, anche io mi sono affacciata su quelle onde blu cobalto che si infrangevano sugli scogli. Il loro rumore era, per le mie orecchie, come poesia.

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Ho salutato Ortigia così come si saluta un’amica d’infanzia: dolcezza nel cuore, sorriso nello sguardo e gratitudine nell’anima.

[Sponsor partner del progetto: Caronte & Tourist, Marina del Nettuno, Cosimo Muscianisi, Dacci un Taglio, Residence Kalonerò, Villa Laura, 3G Holding e Parc Hotels Italia]

Veronica Crocitti

#SiciliaIn500