Mare e sole sembrano essere le parole più utilizzate dai “non autoctoni” per identificare al meglio l’isola della Sicilia. Eppure, c’è così tanto di errato in questo breve cliché che quasi vi stupireste a scoprire che, questa magnifica terra, possiede delle zone interne talmente belle da sembrare disegnate dal pennello di un artista. Sono dei luoghi quasi surreali, in cui il blu cobalto delle onde del mare lascia spazio all’azzurro limpido di un terso cielo primaverile regalando, a occhi e cuore, un sollievo insperato.

Modica, perla del ragusano, è uno di questi luoghi magici. Per la quarta tappa del mio tour “Sicilia in 500” ho voluto scegliere un posto distante dalle belle spiagge siciliane per dimostrare, a gran voce, che quest’isola è anche altro, soprattutto altro.

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Come i piccoli Hänsel e Gretel seguivano le briciole di pane nella foresta incantata così io, in una soleggiata domenica di marzo, ho iniziato a seguire il dolce odore del celebre cioccolato di Modica su e giù per gli antichi viottoli. A bordo di una Cinquecento bianca, talmente bianca da far invidia alle nuvole del cielo, ho cominciato ad esplorare quello che viene definito uno dei massimi esempi del tardo barocco siciliano, rimanendone stupefatta.

Modica sorge in un’area chiamata Val di Noto, la cui particolarità è quella di avere delle conformazioni urbane davvero uniche. E’ qui infatti, nella fredda roccia, che le popolazioni della preistoria costruirono delle grotte adibendole a case. Le abitazioni che oggi costellano il paese altro non sono se non delle “estensioni” di queste grotte-case, ancora perfettamente visibili e visitabili nella zona di Cava di Ispica.

Mi è bastato girovagare tra le strettissime stradine per capire quanto la roccia, a Modica, la faccia da padrone. Una roccia candida, pura, nivea, che dall’unione con lo stile architettonico del tardo barocco è riuscita a trarre la massima espressione di sublimità. Le due Chiese Madri di San Giorgio e San Pietro, entrambi Duomi della città, sembrano stare lì, alte e possente, a ricordarlo.

Addentrandomi nel dedalo di viottoli avevo l’impressione che il tempo si fosse fermato. Eppure, il grande orologio posto sulla torretta del Castello dei Conti continuava a ricordarmi la volatilità dei minuti che passavano inesorabilmente.

Avrei voluto che quella giornata non finisse mai e, per un attimo, cercai di mettermi nei panni del grande Salvatore Quasimodo che qui, a Modica, nacque e visse la sua infanzia. Capii subito il motivo per cui il celebre letterato era così affezionato alla sua terra natìa….

Ho salutato Modica abbracciandola in un solo sguardo, da quel Belvedere che tutti chiamano “il vedere delle meraviglie”. Ero felice, beata, soddisfatta. Ancora una volta avevo potuto respirare la genuina aria della mia terra raccontandola a chi, a grande torto, crede che la Sicilia Bedda sia solo mare.

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[Sponsor partner del progetto: Caronte & Tourist, Marina del Nettuno, Cosimo Muscianisi, Dacci un Taglio, Residence Kalonerò, Villa Laura, 3G Holding e Parc Hotels Italia].

Veronica Crocitti

#SiciliaIn500