Lo chiamano “u Castiddu di laci” ed è una delle meraviglie della provincia di Catania. Seconda tappa del mio tour “Sicilia in 500”, Aci Castello mi ha accolto con benevolenza fin dal primo istante, con quei suoi colori intensi, ricchi di serenità e pace.

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Ho percorso il lungomare con l’entusiasmo di una bambina mai cresciuta, circondata dal blu cobalto dell’acqua e protetta dall’azzurro limpido del cielo. I raggi del sole filtravano nella mia candida Cinquecento regalandole una parvenza magica, mentre la brezza del vento dava ristoro alla mia pelle.

Guidavo così, senza paure né ansie, quando la rupe che sorregge il Castello di Aci è apparsa all’orizzonte. Bella, maestosa, dominatrice. Si narra che questa fortezza sia stata costruita in epoca bizantina sopra un promontorio circondato da una colata lavica.

Storia e leggenda si intrecciano nei racconti che riguardano Aci Castello e i dintorni. Alcuni parlano di una vecchia e misteriosa città chiamata Xiphonia, che sarebbe la vera origine di Aci Castello e di tutti gli “Aci” della zona. Altri citano i poeti Virgilio e Ovidio, che farebbero invece risalirne le origini al mitico amore tra la ninfa Galatea e il pastorello Aci. Altri ancora rievocano la leggenda di Polifemo, il ciclope anch’esso innamorato di Galatea.

Pensavo a tutto questo mentre, scesa dalla macchina, mi incamminavo verso la ilare Piazza Castello, circondata da bimbi in bicicletta e sorrisi gioiosi. Prima di entrare e visitare la fortezza che oggi è divenuta la sede del Museo Civico, il mio sguardo è stato però catturato dall’imponente tenerezza di una statua posta sotto un’alta palma. “Madre e figlio” di Antonio Santacroce è la rappresentazione di una donna con in braccio il suo piccolo. Si guardano, lui e lei, con una tenerezza che ha il potere di lasciarti senza parole….

Contemplavo quel perfetto connubio e pensavo a quanto fascino abbia sempre avuto la Sicilia nell’immaginario collettivo e quanto impulso essa abbia dato a scrittori, poeti, artisti, scultori. Anche il grande Giovanni Verga diede ai suoi personaggi un habitat naturale tutto siciliano e non è un caso che il celebre “I Malavoglia” abbia avuto come scenario proprio Aci Trezza…

Quando mi sono ritrovata in cima al Castello ho creduto di poter volare, di poter aprire le ali e gettarmi tra quei panorami che urlavano solo bellezza. Guardavo le Isole Ciclopi che si stagliavano nel cielo e immaginavo Padron ‘Ntoni levar le ancore alla Provvidenza. Guardavo i due Faraglioni, grande e piccolo, e scorgevo il giovane ‘Ntoni salutare gli amici prima della partenza per la leva. Guardavo quel borgo di pescatori e notavo laggù, proprio accanto a quella casetta, il carico di lupini di Zio Crocifisso…

Ho salutato Aci Castello con la gioia nel cuore, la serenità nell’anima ed un “grazie” sulle labbra.

[Sponsor partner del progetto: Caronte & Tourist, Marina del Nettuno, Cosimo Muscianisi, Dacci un Taglio, Residence Kalonerò, Villa Laura, 3G Holding e Parc Hotels Italia]

Veronica Crocitti

#SiciliaIn500