Per gli appassionati di antichità o per chi vuole semplicemente perdersi per mezza giornata nei paesaggi del Medio Atlante del Marocco, Volubilis è un posto imperdibile. Comodamente situata a 33 km da Meknès, una delle tre città imperiali, essa è facilmente raggiungibile in autobus o gran taxi. Se prendete l’autobus, che sale per una strada panoramica dove gli unici altri mezzi di trasporto sono simpatici asinelli grigi o nocciola, dovrete scendere a Moulay Idriss, altro luogo imperdibile, il cui nome deriva dal Santo più venerato del Marocco.

Moulay Idriss è tutt’oggi un’importantissima meta di pellegrinaggio per i fedeli musulmani e noi vi consigliamo (assolutamente!) di fermarvi ad esplorarla. Fatta di viuzze in salita, dove non possono passare veicoli (solo asini), questa cittadina è caratterizzata da splendide casette imbiancate di bianco. Nella piazza di fronte al Santuario potrete anche sedervi al tavolino di uno dei due caffè e prendere un ristoratore tè alla menta.

Il Santuario in sé non è aperto ai non musulmani, ma avrete comunque modo di arrampicarvi per le stradine intorno, a caccia di scorci per fotografare il minareto centrale. Sconsigliamo caldamente, però, di cedere alle lusinghe di guide improvvisate e pseudo guardiani che si proclamano disposti a farvi entrare comunque, ovviamente a pagamento. E’ preferibile gironzolare tra i gradoni del mercato “pensile” a picco nel pendio della collina o tra le bancarelle di street food, dove potrete godervi qualcosa che con i soldi non centra nulla: la genuina atmosfera del posto.

Da Moulay Idriss potrete poi prendere un petit taxi e, in 5 minuti (20 minuti a piedi), arrivare ai cancelli di uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo: Volubilis. L’antica città romana sonnecchia ancora nella sua radiografia di colonne e cinte murarie, tra colline dolcissime di olivi e pascoli di capre. La primavera è ovviamente il periodo più indicato per visitare il sito, ma anche d’estate i colori non sono secondi a nessuno, basta proteggersi dal sole leone e portarsi una buona scorta d’acqua.

La mappa con i punti di maggior interesse che vi consegneranno all’ingresso, dopo aver fatto il biglietto, è sufficiente per orientarsi nel sito. Non fermatevi al campidoglio, ma proseguite sino alla fine senza perdere nemmeno uno dei mosaici segnati sulla mappa. I reperti conservati sono bellissimi e la coreografia dell’insieme, con la vasta distesa di rovine incastonata in colline ancora vergini, è indimenticabile.

Tutta la città scomparsa sembra ancora rimasta intatta nella sua essenza: una sacca di agiatezza sospesa tra una sponda e l’altra del mare di mezzo, tra i mercanti cartaginesi che l’hanno fondata e i Romani che l’hanno proclamata città dell’Impero, sotto le cui insegne rimase sino al 280 d. C. circa.

Eleonora Corace