Dopo avervi parlato della Gerusalemme “babele di lingue e religioni”, voglio raccontarvi del suo cuore pulsante: la Città Vecchia. Patrimonio Mondiale dell’Umanità, essa è cinta da mura possenti che sono state erette, modificate e migliorate da Solimano il Magnifico. Per accedere all’interno dovrete attraversare uno dei sette varchi (l’ottavo è stato murato sempre per volere di Solimano, nel 1541). D’improvviso vi ritroverete catapultati nel passato, avvolti dai segni di antiche culture, religioni, idiomi che si intrecciano e si rincorrono senza sosta. La Città Vecchia è suddivisa in quattro quartieri: ebraico, musulmano, cristiano e armeno. E’ come se tra di essi vi fosse un invisibile e silenzioso confine, eppure in ognuno ritroverete modi di fare, di parlare, di indossare indumenti diversi e peculiari.

MONTE MORIAH. Nella città Gerusalemme esiste un punto, sacro, che è il luogo dell’eterna contesa. Si tratta di una roccia, anzi dell’apice di una collina, da molti considerata l’ombelico del mondo: Monte Moriah. E’ lì che, secondo la tradizione ebraica e islamica, Abramo/Ibrahim sacrificò suo figlio Isacco (per ebrei e cristiani) o Ismaele (per i fedeli musulmani). Ed è sempre lì che Salomone, per volere di suo padre David, 3000 anni fa edificò il primo Tempio con custodite all’interno l’Arca dell’Alleanza e le Tavole della Legge. Anche il testo delle Sacre Scritture parla di quella sacra roccia, come il luogo in cui il Signore assicurò la Sua Presenza Divina “Shekhinah” al suo popolo eletto.

CUPOLA DELLA ROCCIA. Il tempio fu eretto da Salomone, ma venne distrutto per ben due volte. Circa 600 anni dopo, gli arabi vi edificarono il loro personale luogo di culto, il terzo più importante per l’Islam dopo la Mecca e Medina. Si tratta della Cupola della Roccia (o Moschea di Omar) con la sua cupola dorata e sempre luccicante, tanto da essere avvistata a chilometri di distanza. Essa si staglia su tutto e prende nome dalla roccia sacra. Secondo la tradizione coranica, il profeta Maometto arrivò una notte su di un cavallo alato e, giunto in prossimità della roccia, iniziò ad ascendere al cielo per ricevere i dettami coranici dall’arcangelo Gabriele. Di tutto quello oggi non rimane che un “pezzo” di muro, il Muro del Pianto appunto, considerato il più importante retaggio dell’antico tempio salomonico/erodiano nonché unico testimone della “Shekhinah”.

Cupola della Roccia

SANTO SEPOLCRO. Non lontano dal Muro del Pianto, sorge il simbolo più caro alla tradizione cristiana: il Santo Sepolcro, ovvero la Basilica edificata da Sant’Elena che al suo interno racchiude il Golgota o Calvario. La tradizione vuole che lì sia stato sepolto e che sia risorto Gesù Cristo. Per “vivere” questo luogo esiste un solo modo: varcare la sua soglia e lasciarsi avvolgere dall’estasi sublime di devozione che non trova eguali in nessun altro posto al mondo.

Gerusalemme, con i suoi simboli e la sua Città Vecchia, ha il primato di racchiudere in meno di un chilometro quadrato i luoghi più cari a ebrei, cristiani e musulmani di tutto il mondo. Nel corso del tempo, la città è stata spesso bottino di conquiste, saccheggi, incendi e terremoti. Sono tantissimi i segni lasciati dai suoi dominatori, o dalle avversità, tra gli edifici, i monumenti, i luoghi di culto. E’ cosi che si deve leggere la storia di questa grande città, così generosa di emozioni indescrivibili e così ricca di fascino, capace di catturare l’anima e darle quelle risposte che ha sempre cercato.

Cristiano Veneziano – Doron Sar Shalom (guida certificata)